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Nostra Signora della Mercede

Nostra Signora della Mercede

Barcellona – Catalogna (Spagna) 1° agosto 1218

Beati-i-misericordiosiNella notte del 1° agosto 1218 la Vergine apparve a san Pietro Nolasco, per aiutarlo a fondare un’organizzazione capace di riscattare i cristiani prigionieri dei mussulmani. Per questo il santo, assieme a Raimondo de Penafort, e con l’appoggio del vescovo di Barcellona e del re d’Aragona Giacomo I°, fondò l’Ordine dei Mercedari.

A partire dalla fine del secolo XII° il procedimento più comune per dare la libertà agli schiavi cristiani fu la redenzione, che consisteva nel pagamento di un riscatto fatto da una terza persona al padrone dello schiavo, mediante moneta o altri generi. La somma cambiava con l’età, l’importanza sociale, le condizioni economiche e fisiche dei riscattandi.

LA VITA DI SAN PIETRO NOLASCO

Pietro Nolasco fu un “ottimo mercante” che si unì ad alcuni compagni, partecipi delle sue ansie a favore degli schiavi, e con essi si dedicò alla redenzione di quei fratelli oppressi. Nei primi venti anni di vita, Pietro Nolasco si dimostrò un giovane coraggioso, decisamente orientato verso la liberazione dei cristiani schiavi la cui fede era in pericolo. La sua professione di mercante fu di grande utilità per il suo gruppo di redentori, in questa fase iniziale, poiché a coloro che esercitavano questa professione, come persone conosciute, era concesso facile accesso ai paesi musulmani. Il giovane Pietro Nolasco e i suoi compagni esercitarono l’arte di mercante non per arricchirsi comprando merci ma facendosi essi stessi poveri per dare la libertà ad esseri umani bisognosi. Ma dopo quindici anni gli schiavi, invece di diminuire, aumentavano di giorno in giorno. Animato da una sincera confidenza in Dio e da un cuore misericordioso cercò, nella sua fervorosa orazione, l’ispirazione divina per poter continuare l’opera intrapresa.

Nella notte del 1 agosto 1218 Maria Santissima intervenne nella sua vita: un’esperienza personale mariana illuminò la sua intelligenza e mosse la sua volontà, invitandolo a convertire il suo gruppo di laici redentori in un Ordine Religioso Redentore che, sotto la protezione e l’appoggio del Re di Aragona e l’approvazione della Chiesa, continuasse la grande opera di misericordia incominciata.

Pietro Nolasco espose al giovane monarca Giacomo I° e ai suoi consiglieri – il SAN PIETRO NOLASCOprimo dei quali era il vescovo di Barcellona Don Berenguer de Palou – il suo progetto di fondare un Ordine Religioso Redentore, sotto il patrocinio di Maria Santissima. La proposta piacque al re e ai suoi consiglieri.

Il 10 agosto 1218 fu costituito ufficialmente il nuovo Ordine Religioso Redentore, nella cattedrale di Santa Croce di Barcellona. Il vescovo Berenguer de Palou approvò, in nome della Chiesa per la sua diocesi, il nuovo Ordine e diede a Pietro Nolasco e ai suoi compagni la veste bianca che avrebbero portato come propria dell’Ordine; consegnò loro anche la Regola di S. Agostino come norma di vita comune e diede la sua autorizzazione perché sopra l’abito dell’Ordine essi potessero portare il segno della sua cattedrale, la santa Croce.

Quindi Pietro Nolasco e i suoi compagni emisero davanti al vescovo la professione religiosa. Da parte sua il re Giacomo I° nell’atto stesso della fondazione consegnò ai frati l’abito che nel linguaggio degli Ordini militari è lo scudo, formato dalle quattro sbarre rosse in campo oro, emblema della monarchia di Aragona. Questo emblema, unito alla croce della cattedrale, costituirà lo stemma proprio dell’Ordine. In quel memorabile giorno Giacomo I° donò all’Ordine l’Ospedale di S. Eulalia in Barcellona, che servì come primo convento dei religiosi dell’Ordine, come casa di accoglienza degli schiavi riscattati e luogo dove si compivano anche le opere di misericordia a favore degli infermi e dei poveri, opere ricordate in una bolla del 1255 dal Papa Alessandro IV°, che definì i Mercedari nuovi Maccabei del tempo della grazia.

Iniziò la raccolta dei fondi per il riscatto degli schiavi. Molto lo aiutarono in questa iniziativa le buone persone che, vista la sua abnegazione e dedizione per quest’opera, consegnavano i loro beni per la redenzione degli schiavi e si davano anche alla raccolta delle elemosine: furono questi i pionieri di quella organizzazione di laici che in seguito prese il nome di Confraternita e Terz’Ordine della Mercede. 

Nei primi 130 anni della storia dell’Ordine le redenzioni per lo più furono annuali, poi meno frequenti. Numerose furono le spedizioni in terra dei Mori effettuate dai Mercedari per redimere gli schiavi e a circa 52.000 si fa ascendere il numero degli schiavi riscattati mediante l’esborso di somme enormi di denaro ai padroni musulmani.

Le redenzioni venivano accuratamente preparate; la partenza dei redentori era preceduta da una cerimonia liturgica. Una volta terminata la redenzione si realizzava un solenne atto di ringraziamento al Signore, non solo per la libertà data ad alcuni schiavi, ma anche per gli scampati pericoli di pirateria e di naufragi a cui molto spesso i redentori erano esposti. Innumerevoli i Mercedari che incontrarono la morte durante l’esercizio della loro missione redentrice.

È storicamente certo che durante il secondo viaggio verso l’America nel 1493, Cristoforo Colombo era accompagnato anche da religiosi Mercedari, come si ricava dall’opera scritta nel 1516 da Pietro Martire di Angleria, De orbe novo Decades. Secondo alcune affermazioni essi furono: Giovanni Infante, Giovanni Solorzano e Giorgio di Siviglia, che fungevano da cappellani. Negli anni seguenti altri Mercedari accompagnarono le truppe spagnole dirette in America. Questi primi religiosi, una volta giunti a destinazione, e seguendo l’avanzare degli occupanti, iniziavano anche l’evangelizzazione degli indigeni nei luoghi dove si fermavano.

Come metodo di evangelizzazione i religiosi anzitutto cercavano di imparare la lingua dei nuovi popoli e di conoscere il loro modo di vivere; poi presentavano alle persone che andavano a trovare nei luoghi delle loro residenze, le verità della fede cristiana attraverso la croce e i catechismi che scrivevano; infine organizzavano i nuovi cristiani per la celebrazione dei divini misteri.

I Mercedari presero anche la difesa dei popoli nativi contro gli abusi dei conquistatori spagnoli, denunciando i loro soprusi alle competenti autorità. L’espansione dei Mercedari in America, nonostante tutte le difficoltà facilmente immaginabili, fu abbastanza rapida in tutta la parte centrale e meridionale di quel continente, seguendo le avanzate dei vari conquistatori spagnoli.

“Siamo un Ordine religioso profondamente inserito nella vita della Chiesa che opera soprattutto là dove è necessario portare la liberazione redentrice del Vangelo, dove l’uomo viene sfruttato e oppresso, dove la sua fede e la sua dignità di persona sono in pericolo. Il nostro Ordine ècomposto di sacerdoti e di fratelli cooperatori che vivono la stessa vita religiosa. Dopo quasi otto secoli di storia il vento dello Spirito continua a soffiare sulle vele della nave mercedaria per condurla a nuove traversate e nuovi orizzonti di liberazione. Il nostro motto è: LIBERI PER LIBERARE. Il nostro progetto: liberare l’uomo di ogni tempo dalle schiavitù, specialmente quelle pericolose per la fede cristiana”

Fonte: http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20barcellona.htm

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