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Martirio di San Giovanni Battista

Martirio di San Giovanni Battista

29 Agosto

Giovanni (Yohanan, cioè Yahweh è misericordioso) fu giovanni battistail“precursore di Cristo“. Tutto quello che si conosce su di lui è stato  tramandato  dallo storico ebreo Giuseppe Flavio e dal Nuovo Testamento. Egli non solo è una figura realmente esistita, ma anche un personaggio che diventa misteriosamente emblematico nel corso dei suoi incontri con Gesù. È anche una figura simbolica e mitica.

Nella Scrittura si fa sempre riferimento a Giovanni come a un individuo straordinario. «Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni» che venne per «rendere testimonianza alla luce» (Gv 1, 6-7). È un grande testimone della verità: una lampada che arde e risplende per illuminare la via a Cristo, egli stesso uomo della luce (Gv 5, 33-36; 10, 41; At 1, 5; 11, 16; 13, 24ss.). Il narratore introduce elementi miracolosi nel racconto dalla sua nascita e dell’infanzia, ma sono adeguatamente contenuti e non implicano segni a livello cosmico come per Gesù, sul quale scende una colomba dal cielo a indicare il suo legame con lo Spirito Santo, e che una voce dal cielo designa come il Figlio di Dio, come viene raccontato nelle prime frasi del Vangelo di Marco.

Giovanni era figlio di Zaccariaun sacerdote del Tempio, e dell’anziana Elisabetta, parente di Maria, la madre di Gesù. Iltopos della madre anziana e sterile è utilizzato per diversi santi personaggi nella Scrittura e nelle agiografie: Isacco, Giacobbe, Sansone, Samuele, Maria, S. Remi, S. Rita, ecc. Rievoca un piccolo coinvolgimento miracoloso del mondo terreno nel concepimento. La sua nascita venne annunciata dall’arcangelo Gabriele, che disse a Zaccaria di chiamare il figlio Giovanni e che punisce la sua incredulità rendendolo muto (Le 1, 20ss). L’episodio riecheggia le storie di Abramo, Isacco, Sansone e Samuele.

Zaccaria e l'arcangelo GabrieleUn racconto neotestamentario sostiene che Zaccaria rimase sordo e muto dopo la visione nel Tempio. Dopo che il bambino ebbe ricevuto il nome, il padre, ispirato dello Spirito Santo, pronuncia il Benedictus, un canto profetico di lode, probabilmente un inno già esistente con echi biblici adattato dall’autore che segue lo stile dell’Antico Testamento greco. Era inconsueto che i genitori accettassero un nome che non era della famiglia.

Prima di manifestarsi nel deserto, luogo drammaticamente appropriato per le sue caratteristiche di austerità (l’area desertica montagnosa inizia sotto il Monte degli Ulivi e arriva fino alla valle del Giordano),  Giovanni trascorse un lungo periodo di preparazione ascetica «in luoghi desertici», lontano dai problemi religiosi e politici (Mt3, 1-10; Me 1,4-6; Le 3, 1-9). Predicò sulle rive del Giordano nell’anno 27 circa. Era un predicatore morale, e veniva chiamato “maestro“. Esortava la gente a una vita di essenzialità e ad abbandonare le ingiustizie e le disonestà (Le 3, 10-14).

A differenza dei suoi contemporanei accettava tra i suoi seguaci i soldati e gli esattori delle tasse, mettendoli in guardia dalle Battista - Caravaggio - Toledo, Museo della Cattedraletentazioni proprie delle loro professioni. Soprattutto invitava tutti a pentirsi e a farsi battezzare, perché il regno di Dio era vicino e perché le cose sarebbero cambiate, Dio avrebbe regnato e tutto il mondo avrebbe vissuto secondo il volere di Dio. Il battesimo impartito da Giovanni era molto diverso dalla purificazione rituale degli ebrei: avveniva nel deserto, luogo simbolicamente distante dai centri di culto ebraici convenzionali, richiedeva una concezione nuova della religione: pensieri e sentimenti moralmente sinceri e un’agire parimenti morale.

Il giudizio si sarebbe abbattuto senza distinzione sull’elite dei farisei e dei sadducei, che pensavano di essere in un qualche modo esonerati da esso e che pare fossero presenti sulla scena della predicazione di Giovanni come osservatori. La normale pratica religiosa non era più sufficiente per il nuovo ordine, erano necessarie una confessione e una purificazione complete.

Parte dell’opera missionaria di Giovanni preannunciò Cristo: Giovanni vestiva di pelli e mangiava locuste e miele selvatico come conveniva all’ultimo profeta dell’Antico Testamento (Mt 17, 13; Mc 9, 13). Egli diede compimento alla convinzione ebraica che Elia (che indossava «un vestito di peli e una cintura di cuoio»; 2 Re 1, 8) sarebbe tornato prima della venuta del Messia (Mt 17, 13; Mc 9, 13).

Il racconto contiene una verità che è più profonda della struttura simbolica e che si sottrae alle analisi allegoriche e simboliche.  Gesù stesso ci rivela la caratteristica più importante di Giovanni: egli  riconosce Giovanni, e non se stesso, come il nuovo Elia, ma la sua definizione, come spesso accade, avviene per mezzo di enigmi e detti gnomici. Giovanni è importante, «ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui», forse perché nel regno dei cieli gli ordinamenti convenzionali non avranno più significato: l’ultimo sarà il battesimoprimo e il primo l’ultimo; o forse perché coloro che (a differenza di Giovanni) sapranno che Gesù è morto per le nostre colpe ed è risuscitato per la nostra salvezza, saranno a conoscenza di qualcosa di più profondo.

Gesù dice anche: «fino alla venuta di Giovanni Battista il regno dei cieli è stato soggetto a violenza e i violenti se ne sono impadroniti», probabilmente riferendosi ai seguaci troppo formali, o ai suoi e loro spietati nemici. Vi sono altri commenti simili, che culminano con le parole: «Ma la sapienza di Dio è provata giusta dai suoi frutti» che, probabilmente, rinforzano l’idea che Giovanni e Gesù, sebbene non fossero esattamente quello che la gente si aspettava, agirono secondo i disegni divini.

Nel racconto della Scrittura Giovanni è spesso contrapposto a Gesù: in un certo senso egli è quello che Gesù potrebbe essere considerato; è quindi un profeta che apre la strada, lasciando poi passare avanti Gesù. L’estrema importanza di ciò verrà rivelata in seguito (misteriosamente, per coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per intendere) in una conversazione provocata da Giovanni, che però risulta subito l’attore secondario. La seconda parte della storia del Battista, la sua passione, è un atto che indica le future sofferenze e morte di Gesù, ma nello stesso tempo ne mette in risalto l’unicità. Giovanni aveva condannato il matrimonio del governatore ebreo Erode Antipa, adultero e incestuoso. Erode si era risentito, e ancora di più si era offesa la
moglie.

giovanni battista predicatoreErode, tetrarca della Galilea e della Perea dal 4 a.C, infatti, si era sposato in tutto dieci volte, e aveva divorziato dalla prima moglie per sposare Erodiade, che non solo era sua nipotema anche la moglie del fratello. Erodiade aveva avuto dal primo matrimonio una figlia di circa vent’anni (secondo Giuseppe Flavio), di nome Salomè. Sposare la propria nipote era contro la legge ebraica, e soprattutto era proibito prendere in moglie la sposa del fratello (Erode Filippo) mentre questo era ancora in vita. Dietro le insistenze di Erodiade, dunque. Erode mise in carcere Giovanni (Mt 4, 12; Mc 1, 14; Lc 3, 19).

Dalla prigione Giovanni inviò i suoi discepoli da Gesù a chiedergli se era il Messia ( Mt. ll,2-6; Lc. 7,18-23). Matteo e Marco sostengono che questo è il momento in cui Gesù si manifestò in Galilea. Secondo Giuseppe Flavio, Erode uccise Giovanni per motivi politici, ma il Nuovo Testamento fornisce una versione più vivace della passione del Battista, che rispecchia anche il carattere di Erode: durante un banchetto, degenerato in un’orgia di ubriachi, Salomè danzò (in maniera provocante) davanti a Erode (il lascivo); egli le disse di chiedere qualunque cosa desiderasse (Mt 14, 1-12; Mc 6, 14-28; Lc 9, 7-9); Erodiade ne approfittò per vendicarsi di Giovanni e disse alla figlia di chiedere la testa del profeta su un piatto; Erode era contrario, ma mantenne la promessa e Giovanni venne decapitato.

Si riscontrano delle analogie con il mito di Orfeo, smembrato dalle Menadi o dalle donne della Tracia e la cui testa in seguito fluttuò sul mare. Da sempre la storia della morte di Giovanni ha ispirato scrittori, artisti e compositori, tanto che i rapporti tra Giovanni ed Erodiade e tra Giovanni e Salome sono stati elevati alla categoria di vero e proprio mito, venendo amplificati e interpretati in accordo con le mode letterarie e culturali delle diverse epoche.

Salome_moreau

La Danza di Salomè

Nei secoli il Battista ha spesso lasciato il primo posto a Salomè, che ha evocato rappresentazioni visuali da parte di Leonardo, Dijrer, Ghirlandaio, Rubens, Luini, Stanzioni, Tiziano e molti altri.

Le versioni più elaborate del racconto sono state dedicate alla danza di Salomè e alla sua contemplazione della testa di Giovanni. Mentre gli artisti medievali mostrano Salomè che esegue un’acrobatica verticale, con il tardo XIX secolo la sua danza è diventata una varia esecuzione di maligna seduzione, e nell’Hérodias di Flaubert è la madre che danza sulle sue mani. Nel poema di Heine, Erodiade è condannata a portare in eterno la testa tranciata. Nei dipinti di Gustave Moreau, nei disegni di Aubrey Beardsley e nella prosa di Huysmans e Flaubert, nei versi di Laforgue, neìYHérodiade di Mallarmé e nel dramma di Oscar Wilde Salome, la figlia è una combinazione tra la femme fatale e lo spirito di tutto ciò che è anormale: “la déité symbolique de l’indestructible Luxure”(la dea simbolica dell’eterna lussuria; Huysmans). Vuole la testa di Giovanni per amore non contraccambiato che si trasforma in mera perversione.

La demonizzazione di una donna, oggi poco di moda, rappresentava la variante amplificata di una caratteristica diffusa della tradizione cristiana. Gli Atti degli Apostoli danno la prova della sopravvivenza dei discepoli di Giovanni come gruppo distinto perfino a Efeso e della sua influenza venti anni dopo la sua morte (At 19, 3). Apollo, un uomo di Alessandria convertitosi al cristianesimo ad Efeso, conosceva solo il battesimo di Giovanni (At 18, 25). Ad Antiochia di Pisidia, Paolo menziona la testimonianza resa da Giovanni a Gesù (At 13, 24ss.).

battista la testaI mandei, quasi gnostici, onorano considerevolmente Giovanni, ed è stato ipotizzato che il loro rispetto abbia qualche connessione con i suoi primi discepoli. Giuseppe Flavio parla di Giovanni, della sua popolarità e dell’assassinio, e riferisce l’imprigionamento e la morte nella fortezza di Macheronte vicino al Mar Morto. La tradizione vuole che sia stato sepolto; Sebaste (Samaria), dove la presunta tomba era onorata nel IV secolo. Questa, probabilmente, venne dissacrata nel 362 da Giuliano l’Apostata, che pare abbia dissotterrato le reliquie e le abbia bruciate pubblicamente  per scoraggiare il culto del Battista; i resti vennero in seguito divisi e molte chiese sostengono oggi di esserne in possesso specialmente della testa.

I testi trovati a Qumran fanno pensare che se Giovanni predice nella valle del Giordano vicino al Mar Morto, sicuramente doveva aver conosciuto e poteva appartenere alla comunità di Qumran e perfino aver battezzato alcuni dei suoi membri.

Forse entrò in contatto con loro durante il suo periodo “nel deserto”. I riti di Qumran mettevano l’accento, come Giovanni, sul battesimo come parte del processo di pentimento e la comunità era similmente ostile ai circoli e all’influenza degli scribi e dei sacerdoti. Alcuni Padri della Chiesa (Origene, Ambrogio, Girolamo, Leone Magno), sostengono che quando Maria fece visita a Elisabetta, Giovanni ricevette una particolare grazia prima della nascita. La festa della sua luini_bernardino_508_salome_with_the_head_of_st_john_the_baptistNatività (celebrata un tempo il giorno dell’Epifania e poi, di tardo IV secolo, il 24 giugno, sei mesi prima della nascita di Gesù) fu ; lungo considerata più importante del suo dies natalis (la passione, morte o “decapitazione”) celebrato il 29 agosto dal V secolo circa. La citazione di Giovanni nel canone della Messa e nel confiteor del rito tradizionale romano è prova di un culto molto antico.

Innumerevoli tradizioni religiose popolari sono collegate a Giovanni, la cui festa era un giorno propizio per invocare guarigioni, per raccogliere erbe medicinali e perfino per assumere nuovi servitoriAl Magdalene College di Oxford, fino al XVIIl secolo, ogni anno si teneva un sermone su Giovanni Battista da un pulpito di pietra, decorato dall’esterno con rami verdi che simboleggiavano i luoghi selvaggi. I vari riti celebrati la vigilia di S. Giovanni (cioè la vigilia della sua nativitàderivano dalle feste di Mitra e Vulcanoma anche da pratiche pagane molto antiche per il solstizio d’estate. Se ne ricordano varie: lo spargimento di spezie, la raccolta di felci, i bagni o le aspersioni purificatrici, la decorazione di case e porte adornate con finocchio, betulla e fiori, lampade accese tutta la notte.

La più duratura è sicuramente quella dei Fuochi di S. Giovanni: il fuoco era visibile da lontano e significava che Giovanni era fonte di luce per il popoloIn Francia nei secoli passati, ogni villaggio e ognisalomè quartiere di Parigi accendeva il proprio fuoco. L’usanza è ancora diffusa in alcuni luoghi, soprattutto in Alsazia e in Burgundia. La barbara tradizione di sacrificare animali, soprattutto il rogo di presunti gatti diabolici (sostenuta da re Carlo IX), ma anche di volpi, lupi ed orsi, continuò in Francia fino al XVII secolo, quando fu proibita da Luigi XIII.

In Irlanda venivano bruciate teste di cavallo. La tradizione dei Fuochi di S. Giovanni sopravvisse in Bretagna, soprattutto nei nord, fino al tardo XIX secolo. Queste cerimonie sono residui di antichi riti solari, diffusi in molti luoghi nell’antichità, che venerano il fuoco come principio del sole piuttosto che il Battista. Veniva anche fatta rotolare una ruota che rappresentava il sole, mentre l’usanza di saltare il fuoco rimase come residuo dei riti per dar prova d’innocenza. È poco probabile che coloro che partecipano a queste cerimonie abbiano in mente il nuovo simbolismo cristiano, anche quello del battesimo di fuoco che venne dopo Giovanni. Numerosissimi proverbi e detti popolari riguardanti il tempo, la salute e altri aspetti, citano Giovanni Battista. Moltissime chiese e, chiaramente, battisteri sono dedicati al santo.

Il momento di maggiore popolarità fu nel Medio Evo, quando in Inghilterra almeno quattrocentonovantasei chiese portavano il battista e gesùsuo nome ed era il patrono dei Cavalieri Ospitalieri. Il simbolo di Giovanni è l’agnello (che solitamente tiene tra le braccia e che a sua volta può portare il detto «Ecce Agnus Dei», dal Vangelo di Giovanni 1, 36 «Giovanni guardò verso di lui [Gesù] e disse “Ecco l’Agnello di Dio”»), una sottile croce di canne o uno stendardo che porta una croce di canne. A volte ha un rotolo con le parole «Vox clamantis in deserto» (Una voce grida nel deserto), altre volte una coppa per il battesimo. Nell’immagine può apparire anche un vassoio con la sua testa, e occasionalmente delle locuste e dei favi o del miele selvatico.

Secondo quanto scritto nei Vangeli è spesso scarmigliato ed indossa una rozza veste di peli di cammello o una tunica di pelli di animali e una cintura di cuoio, ma può anche apparire con abiti raffinati adeguati alla corte del paradiso. Nell’arte bizantina può avere ali d’angelo a indicare il suo ruolo di messaggero. Se viene raffigurato con altri personaggi, questi sono principalmente Zaccaria e un angelo, Giovanni Evangelista, Zenobio e altri patroni di Firenze, Cosma e Damiano, Giuliano l’Ospitaliere, Sebastiano o patroni della famiglia Medici di Firenze.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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