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Beato Angelo da Acquapagana

Beato Angelo da Acquapagana

Converso camaldolese (1261-1313) 19 agosto

Beato Angelo da AcquapaganaAlla sua morte le campane dell’abbazia suonarono mosse da mano invisibile. Il suo corpo è rimasto incorrotto.

Il B. Angelo nacque ad Acquapagana, volgarmente detta Cupana, nel 1261 e si ritirò ben presto, in abito laicale, a far vita solitaria nei boschi. Conobbe ben presto la fallacia del mondo, e guidato dalla luce della grazia,superò ogni difficoltà, ruppe ogni legame affettivo, sprezzò i pochi agi e comodità, che gli offrivano la vita familiare e la piccola comunità montana, e si ridusse, povero e solo, a vivere nel silenzio della solitudine, in intima unione col Signore.

Nel 1285, al compimento del suo 24° anno d’età, ricevette – per la sua provata santità di vita – l’abito camaldolese, come laico, nell’Abbazia di Acquapagana, allora monastero di S.Salvatore. Però nel 1290, cinque anni dopo, lo troviamo per breve tempo nel Monastero di Valdicastro, come frate laico converso, addetto “nelli più umili e vili servizi del Monastero, e nelle orazioni, in servire le messe, et in molte penitenze”, come scrive il suo biografo Lodovico Jacobelli da Foligno.

Ritorna però ben presto a S.Salvatore di Acquapagana, e col permesso dell’Abbate, va a far vita eremitica in una spelonca, non lontana dalla selva del monastero. S’era finalmente avverato il suo sogno di solitudine, che gli consentiva di stare unito a Dio in continua preghiera, nella meditazione del mistero pasquale e nella assoluta mortificazione dei sensi, tanto che la sua vita non era più umana ma angelica.

AcquapaganaPerò non dobbiamo credere che, in questa volontaria segregazione, Angelo non sperimentasse le dure prove del nemico di ogni bene. Infatti, pur tra lacrime e preghiere, fra digiuni e asprezze, il fantasma torvo del mondo e la ributtante figura del demonio gli si pararono dinnanzi con i pensieri importuni delle pur poche comodità che aveva lasciato, con le immaginazioni fallaci della grande fatica, che s’incontra, per vivere e progredire nella virtù; con la turpe fiamma del senso, che incitava a gettare il rozzo saio di penitente, a troncare la serie delle eroiche abnegazioni, a spegnere ogni ardore di preghiera, a dissipare ogni attrattiva di contemplazione, per correre di nuovo tra gli uomini, seguirne le vie, inebriarsi con loro, coronarsi di fiori e godere il fugace istante che passa, voluttuosamente.  Ad ore fisse poi, continuava sempre a recarsi al monastero, per assistere ai divini uffici con pia devozione ed accostarsi ai sacramenti con angelica pietà.

Ma le suggestioni diaboliche non vinsero, poiché il Signore aiutava il suo fedele seguace con la sua grazia, soffiando via ogni fantasma mondano. Angelo allora in ringraziamento a Dio per la vittoria, riportata dalla sua grazia, si prosternava nella polvere, raddoppiando il fervore, ripetendo le flagellazioni davanti a Gesù Crocifisso, ch’era il suo più grande amore, emergendone, tutto bello, nella luce del trionfo, per riprendere con maggior lena e con più tenace costanza, la sua austera vita di meriti al cospetto di Dio.Monastero di Valdicastro

Intanto la fama delle sue virtù e delle sue austerità andava sempre più divulgandosi, cosicché molti lo andavano a visitare per chiedergli consigli ed avere incoraggiamenti. Era fraternamente soave con tutti, su tutti effondeva il suo animo pieno di amore divino, parlando di cose celesti e tutti animando a virtù.

Il suo parlaredice un suo biografoera molto discreto e temperato e virtuoso; consolava i tribolati, insegnava agli ignoranti, pacificava i discordi e quelli che erano irati; fortificava ciascuno d’amare Cristo sopra ogni cosa, riducendo loro a memoria divina clemenza e l’eterna retribuzione e il beneficio della passione di Dio. Di modo che, avveniva che alcuni, attratti dall’efficacia del suo conversare, lasciassero il mondo per darsi, come Lui, a servire Gesù in santità di vita.”

Fu colto da lunga e gravissima malattia, che sopportava con mirabile pazienza e rassegnazione, non solo non lamentandosi mai, ma emettendo spesso grida di gioia, perché il Signore lo aveva fatto degno di soffrire ad imitazione del Suo Divin Figliolo. Aggravandosi il male, mentre un giorno pregava genuflesso davanti al Crocifisso, Abbazia di Acquapaganadi cui era devotissimo, rese l’anima a Dio. Era il 19 Agosto 1313. Il Beato Angelo aveva solo 52 anni. Eppure si può dire di lui che “brevi tempore explevit tempora multa”. Non appena spirato, le campane del monastero dettero spontaneamente il lieto annunzio, suonando a festa. I Monaci, stupiti, di quel prodigioso segno, corsero tutti, a gara, nella spelonca e trovarono il Servo di Dio già esanime. Per rendere visibile la tomba del Beato, fu poi collocata nel pavimento della Chiesa una grata di ferro.

Trasportate dall’eremo alla Chiesa, le Sacre Reliquie furono subito circondate da una grande venerazione sempre cresciuta nei secoli. La figura di quest’umile santo, che visse in mortificazione in semplicità, in amore, a contatto continuo con la natura, in umiltà sino al punto di non osare di ricevere il Sacerdozio, è ancora viva e presente nell’anima di tutto il popolo, che nel B. Angelo vede un esempio e un aiuto potente. Il S. Corpo riposa nella bella Chiesa romanica della Parrocchia, nella Cappella dedicata al Beato. L’altare è ornato di un’epigrafe a caratteri goticolapidario in uso in Italia e in Europa nei secoli XIII e XIV. Fu dichiarata autentica nel 1845 dal Prefetto degli Archivi segreti della S. Sede Marino Marini, come risulta anche dagli atti esistenti in Curia a firma dell’Arcidiacono Maurizi e del Vice Cancelliere Michele Loreti.

La prima ricognizione delle reliquie fu fatta nel 1630 da Emilio Altieri Vescovo di Beato Angelo da Acquapagana1Camerino, poi Papa Clemente X, che constatò come il corpo fosse solo mancante di una tibia che nel 1626 era stata trasportata a Matelica dall’agostiniano Giacomo Jaiani, che poi fece erigere una Cappella nella Chiesa di S. Agostino in onore del B. Angelo. La seconda fu fatta dall’Arcidiacono Calcalara nel 1713, per mandato del Vescovo di Camerino, Bellucci, in rappresentanza del Capitolo Cattedrale a cui la Chiesa del SS. Salvatore di Acquapagana apparteneva, cessata la commenda dei Monasteri di Val Di Castro e di Sassovivo alla presenza di un presunto discendente del Beato, Domenico Cafanelli. La terza è stata fatta dall’Arcidiacono Ferruccio Loreti, per ordine dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe D’Avak, il 30 maggio 1961. Il 3 agosto successivo le monache di Villa Isolina di Cesi rivestirono il corpo delle bianche lane camaldolesi e il 25 agosto l’urna fu sigillata definitivamente dallo stesso Arcidiacono con il sigillo arcivescovile.

La comunità della Rocchetta, che comprende gli attuali abitati di Cesi Costa, Cogneto e Acquapagana ha sempre riconosciuto il B. Angelo come Patrono in Cielo e sin dal 1595 ha fatto una pubblica offerta di cera in’ suo onore, della quale c’è un attestato pubblico del 6 giugno 1806, firmato da sacerdoti e laici di Acquapagana, come i Sacerdoti Lorenzo Maggi, Alessio Baccanari, Francesco Fedeli e i laici Michele Fedeli, Pietro Parrucci e Mariano Tafanelli. Il Capitolo di Camerino ogni anno off riva scudi tre per la celebrazione della festa del 19 agosto e mandava sempre due canonici per rendere maggiore la solennità, mentre anche i Vescovi di Camerino vi intervenivano qualche volta ” prestandovi ” nelle S. Funzioni, la pontificale assistenza.

Fonti: http://regio18.blogspot.it/2012/09/beato-angelo-da-acquapagana.html; http://tafanelli.xoom.it/interest.htm

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