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SANTA VERONICA

SANTA VERONICA

[I sec] 12 luglio

La leggenda di Veronica è diventata una delle più popolari della Chiesa S. VERONICAoccidentale, specialmente dopo la sua inclusione formale nelle stazioni della Via Crucis nel XIX secolo. Ma chi era realmente questa donna nominata da Dante e da Petrarca?

Mentre Gesù stava portando la croce verso il Calvario, una donna tra la folla ebbe pietà di lui e gli asciugò il viso con un pezzo di stoffa, su cui rimase impressa un’impronta esatta dei suoi lineamenti. Quella donna si chiamava Veronica, e la stoffa divenne oggetto di gran venerazione, specialmente nel tardo Medio Evo, quando si diffuse la devozione per l’umanità e la passione sulla stoffa era un’anticipazione del vederlo nella gloria; Petrarca, per esempio, in una delle sue poesie, scrive di un vecchio che si recò in pellegrinaggio a Roma «poiché desiderava guardare l’immagine di Colui che sperava di vedere presto in cielo», mentre i pellegrini di Dante si recano a Roma «per vedere quest’immagine miracolosa che Gesù Cristo ci ha lasciato come prova del suo bel volto, che la mia donna Beatrice, contempla nella gloria» (Belting).

veronica1Furono prodotte migliaia di copie di questa immagine, e i pellegrini che si recavano a Roma le cucivano sui loro cappelli (il venditore d’indulgenze di Chaucer ne indossava uno simile); le occasioni in cui la stoffa era mostrata per il culto pubblico erano tra le ragioni più popolari per recarsi nell’Urbe, usanza che continuò fino al XIX secolo.

Sono stati fatti vari tentativi di ricostruire una storia personale di Veronica, identificandola con le donne citate nel Nuovo TestamentoGli Atti di Pilatoper esempio, che contengono la prima versione della leggenda e risalgono al IV o V secolo, la identificano come la donna che Gesù guarì da un’emorragia (cfr. Mt 9, 20-22), mentre una versione tradizionale francese ritiene che sia la moglie di Zaccheo (Le 19, 2-10) e afferma che evangelizzò la Francia meridionale, dopo che il suo sposo vi si era ritirato in eremitaggio. Altri sostengono che fosse Marta, sorella di Lazzaro, una figlia della donna cananea (Mt 14, 22-28), oppure una principessa siriana, o la moglie di un ufficiale dell’esercito romano (o gallo-romano) in servizio a Gerusalemme al tempo della morte di Nostro Signore.

Si è anche discusso sul nome Veronica, a lungo considerato popolarmente come un nome composto di due parole: vera (vera, in latino) edeikon (immagine, in greco), che fu trasferito dall’oggetto a chi lo portava; tuttavia è interessante che in Oriente la donna conVERONICA1 l’emorragia si chiamasse Berenice, prima che nascesse l’ipotesi della sua relazione con un’immagine divina di Nostro Signore, ed è possibile che Berenice sia diventata Veronica nelle successive versioni occidentali.

Le immagini del volto di Nostro Signore divennero note con il nome di “veroniche” o, in antico inglese, vernicles; ne esistevano molte nel Medio Evo, ma la maggior parte è ora andata perduta o si tratta semplicemente di dipinti su stoffa; alcune furono attribuite a S. Luca (18 ott.), che si pensa abbia eseguito anche il ritratto della Madonna. L’esempio primitivo più famoso fu il mandylion (un asciugamano o un fazzoletto), proveniente da Edessa in Siria, che, secondo la leggenda, Gesù stesso donò al re della città, Abgar. Versioni successive  di questa leggenda modificano l’origine di quest’immagine umana, che fu poi inviata al re, affermando che era stata ottenuta miracolosamente da Gesù che si premette la stoffa sul viso. Certamente l’immagine esisteva già alla fine del VI secolo, e nel X secolo fu portata a Costantinopoli.

3 SANTA VERONICA3Furono prodotte molte copie, ma non si sa dove furono portate dopo il saccheggio di Costantinopoli nel 1204, anche se la Chiesa orientale ha affermato di possederle ancora. Il fine apologetico delle due leggende sulla sua origine è abbastanza chiaro: un ritratto vivente di Cristo era prova della sua vita e natura genuinamente umana, mentre il fatto che la donò al re, dimostrava che egli desiderava che le sue immagini fossero diffuse e venerate (Beldng).

Una versione della leggenda di Veronica, contenuta negli Atti di Pilatoracconta che Veronica, la donna guarita dall’emorragia, si recò a Roma e guarì l’imperatore Tiberiocon un’immagine di Cristo che aveva fatto dipingere per gratitudine per la propria guarigione, che poi donò a papa S. Clemente (23 nov), morto nel 100 circa. Fu solo nel XIII secolo, a ogni modo, che si parlò di un’immagine divina che a Roma divenne nota come “il velo della Veronica“, conservato a S. Pietro e originariamente usato da Cristo nel Getsemani o durante il supplizio del Calvario.

Successivamente, senza dubbio per mettere in relazione i racconti provenienti da Costantinopoli che parlavano del mandylionsi affermò che conteneva un’immagine ed era congiunto alla leggenda di Veronica, combinando l’idea di un’immagine non umana con unS. VERONICA3 evento storico. Inoltre fu anche importante per S. Pietro possedere la propria immagine sacra, per eguagliare quella conservata nella basilica del Laterano, a quanto pare dipinta da S. Luca. Il cronista inglese Matteo (Matthew) Paris (ca. 1199-1259) racconta che a Roma esistevano due immagini di Cristo, una dipinta da S. Luca, l’altra di Veronica.

Una Messa e un Ufficio del Sacro Volto furono autorizzati da Innocenzo III nel 1216. Anche altre chiese romane affermarono di possedere immagini simili e autentiche: la chiesa di S. Silvestro in Capite, per esempio, sostiene di conservare un abgarus,consegnato tuttora in Vaticano come antichissima icona (forse del IIIsec.) con cornice d’argento, e Belting suggerisce che può persino essere l’originale della leggenda di Abgar. Proliferarono copie e presunti originali per tutta l’Europa, uno dei più famosi conservato in un convento a Laon, che rimase il centro dei pellegrinaggi e delle Confraternite del Sacro Volto fino alla Rivoluzione francese.

Si narra che durante il sacco di Roma del 1527, alcuni soldati luterani misero all’asta la Veronica di S. Pietro in una taverna, e che quest’ultima sparì. Nel XVII secolo fu ritrovata in un reliquiario che Bernini aveva costruito in uno dei pilastri che sorreggono la volta di S. Pietro; il velo che è conservato in S. Pietro attualmente non reca l’immagine.

Veronica stessa non compare in nessuno dei martirologi primitivi e non è stata menzionata in quello romano. S. Cado Borromeo (4 nov) ne soppresse la festa e l’Ufficio nella Milano del XVI secolo. I cristiani dovrebbero pensare all’amore e alla reazione davanti all’indifferenza per la dignità umana che la spinsero ad offrire aiuto a Nostro Signore nella sua passione, piuttosto che all’autenticità della reliquia o alla esistenza storica della stessa Veronica.

E’ INVOCATA – come protettrice di commercianti di biancheria, fotografi, lavandai e lavandaie

FonteIl primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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