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SANTA VERONICA GIULIANI

SANTA VERONICA GIULIANI

Badessa e mistica(1660–1727) 09 Luglio

veronica giulianiUn misticismo unico nella durata e nella manifestazione. Il suo stesso cuore era segnato dagli strumenti usati per la passione di Cristo  esattamente dove lei li aveva indicati. Il racconto della sua vita è il più completo e il più lungo che sia mai stato scritto ed arrivato a noi da un mistico.

Orsola Giuliani nacque a Mercatello (Urbino) nel 1660, in una famiglia borghese; il padre fu trasferito a Piacenza con l’incarico di sovrintendente delle finanze, ed ella fu particolarmente contenta dell’importanza e della dignità che ne derivò a lei e alla sua famiglia.

A soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi  a venerare un quadro raffigurante la SS. Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto: “Fate la giustizia, che Dio vi vede”. A due o tre anni cominciò a godere delle frequenti visioni di Gesù e Maria, che le sorridevano e rispondevano dalle immagini appese alle pareti di casa mentre ella esclamava: “Gesù bello! Gesù caro! Io ti voglio tanto bene”. (vedi articolo collegato)

VIDEO-STORIA 1A PARTE 2A PARTE 

Crescendo, si rimproverò dell’orgoglio che aveva provato e delle comodità che questa situazione aveva apportato, e sin da bambina sembrò insolitamente devota e particolarmente commossa dal z_veronica_giuliani_crucifijoracconto della Passione di Nostro Signore. Nel 1677, in seguito a una visione della Madonna, ma contrariando moltissimo il desiderio del padre che aveva già visto diventare monache tre delle sue fighe, diventò cappuccina a Città di Castello in Umbria, con il nome di Veronica. Trascorse un noviziato difficile, dovendo affrontare sia le prove spirituali che la durezza delle sue superiore, che la giudicavano ambiziosa e che avevano protestato, comprensibilmente, quando il vescovo, in occasione della cerimonia della sua vestizione, aveva parlato di lei come di una futura santa.

Dopo la professione, la sua devozione alla Passione cominciò a diventare sempre più dominante, e diverse visioni di Cristo sofferente la resero compartecipe di quella sofferenza. Nel 1681 apparve sulla fronte di Veronica Giuliani il segno di una corona di spine; nel 1694, fece esperienza del matrimonio mistico con Nostro Signore, e dopo due anni, sembrò che Gesù le avesse trapassato il cuore con una freccia, lasciando una ferita che sanguinava frequentemente; il Venerdì Santo del 1697 comparvero sul suo corpo i segni delle cinque piaghe di Nostro Signore, di cui portò le stigmate per tutto il resto della vita. Le superiore del convento le ordinarono di sottoporsi a trattamenti medici e, quando si vide che non avevano effetto, riferirono il caso al vescovo, che a sua volta informò la Santa Sede a Roma, e poi esaminò attentamente le ferite, le fece fasciare, e ordinò a Veronica Giuliani di portare dei guanti con il suo sigillo personale, così da non poterle manomettereLe proibì anche di ricevere la comunione, separandola dalle altre monache, facendola controllare  costantemente da una consorella.

Video amatoriale della chiesa di santa Veronica Giulianina Città di Castello

Questi fenomeni, tuttavia, continuarono a manifestarsi, nonostante queste precauzioni, perciò Veronica poté alla fine riprendere una vita comunitaria normale, riconquistando tuttavia tutti i suoi diritti di monaca solo nel 1716. Questi fenomeni fisici erano spettacolari per quantità e durata, ed erano anche così ben attestati dai racconti dei testimoni e confermati dall’esame post-mortem che non 3 SANTA VERONICA.2potevano essere messi in dubbio. Il resto della sua vita fu così equilibrato e manifestamente santo che potevano difficilmente essere considerati come sintomi di una nevrosi isterica. È un fatto interessante che Veronica non mostrasse nessuno degli altri fenomeni che a volte accompagnano le stigmate, specialmente quello dell’astinenza dal cibo. Molto tempo prima di morire, Veronica Giuliani aveva detto al suo confessore che gli strumenti della passione di Nostro Signore si erano impressi nel suo cuore e aveva tracciato un disegno per mostrare il punto preciso nel cuore.

Un esame post-mortem alla presenza di testimoni ecclesiastici e laici rivelò diversi segni minuti nel ventricolo destro del suo cuore, in corrispondenza dei punti da lei indicati nel disegno. Herbert Thurston, esperto di fenomeni fisici mistici, pensò che l’evidenza di tali fatti nella vita di Veronica Giuliani era «forse il caso più notevole tra quelli conosciuti dall’agiografia cattolica» (B.T.A.).

Video amatoriale del Monastero di Santa Veronica Giuliani 

Nel 1688 diventò maestra delle novizie, incarico che svolse per più di trent’anni, e che mantenne anche quando fu eletta badessa nel 1717; fu rieletta a intervalli di tre anni fino alla morte. Raggiungeva un alto grado di contemplazione, oltre a possedere buon senso e abilità pratica come amministratrice; non voleva che le sue novizie leggessero le sue opere mistiche, insistendo invece su lezioni ordinarie riguardo alla carità e all’obbedienza, in quanto fondamenti della vita religiosa. Durante il suo mandato di badessa, dotò il convento di tubazioni per l’acqua e ampliò l’edificio; restano più di duecento lettere da lei indirizzate al vescovo locale, che trattano delle questioni della congregazione, che lasciò in condizioni economiche eccellenti.

3 SANTA VERONICA3Veronica Giuliani morì d’apoplessia il 9 luglio 1727 e fu canonizzata nel 1839. Diverse conferenze internazionali negli ultimi vent’anni hanno preso in esame aspetti particolari della sua spiritualità e misticismo, ed è stato proposto di nominarla dottore della Chiesa, data la ricchezza della sua introspezione e il valore delle sue opere. E stata definita come la «figura più rappresentativa del misticismo barocco», e la sua vita spirituale come «una contemplazione piena d’amore e dell’esperienza fisica della passione di Cristo, del mistero della croce, e del desiderio incontrollabile  di abnegazione e di espiazione tramite la sofferenza» (Dict.Sp.). Non scrisse nessun trattato formale sulla spiritualità, ma lasciò un resoconto, o diario, della sua vita e delle sue esperienze spirituali, scritte per ordine del suo confessore, che fu usato nel processo di beatificazione (che si svolse lentamente, dato che il diario era composto di ventiduemila pagine manoscritte, oltre alle cinquecento lettere da esaminare).

UN’ANIMA DEL PURGATORIO

Per ben tre volte un’anima apparve a Santa Veronica Giuliani. Ecco come descrisse gli incontri la santa. Dagli scritti di Santa Veronica Giuliani http://biscobreak.altervista.org/2013/07/un-anima-del-purgatorio/

Questo materiale è diventato una fonte primaria per l’esame moderno del misticismo, giacché è il racconto più completo scritto da un mistico, ed esamina un periodo di vita più lungo rispetto a qualsiasi altro resoconto che ci sia stato tramandato. E descrittivo e introspettivo, poiché Veronica tenta di analizzare e illustrare le sue esperienze, ma contiene anche vedute teologiche sorprendenti. Per tutta la sua vita. Veronica fu una lettrice accanita e le sue opere furono influenzate da quelle di S. Gertrude di Helfta (16 nov), S. Caterina da Siena (29 apr.), S. Teresa d’Avila (15 ott.), S. Giovanni della Croce (14 die.) e S. Francesco di Sales (24 gen.).

Fondamento della sua spiritualità è una tensione continua tra l’umano e lo spirituale,simile al conflitto di S. Paolo tra la carne e lo spirito; non è possibile un accordo tra questi due elementi nella nostra formazione. Veronica descrive gli stadi attraverso i quali l’anima s’innalza per unirsi a Dio, giungendo a quella che 3. santa-veronica-giulianidefinisce una “visione”di Dio, in cui quest’ultimo comunica direttamente e senza parlarenon affermò mai, tuttavia, di aver ricevuto delle rivelazioni da Dio nel senso ordinario di essere una visionaria. Pensava di ripagare l’amore dimostrato da Dio nei suoi confronti, in questi incontri, dedicando la vita alla sofferenza: questa era «la chiave dell’amore», «la scuola d’amore», «l’ingresso nel puro amore». 

Ispirata a condividere l’amore redentore di Cristo tramite la propria sofferenza, Veronica Giuliani talvolta si sottoponeva a punizioni estreme, non perché odiasse il suo corpo, ma per unirsi a Lui, come affermò lei stessa, come una «stolta, non sapendo cos’altro fare», di fronte al Suo amore per lei. Fece esperienza di Cristo nei suoi momenti di “visione” o unione, oltre che nell’eucarestia, da lei definita come «una grande scoperta d’amore», come opportunità di comunicare direttamente con Dio e di ricevere una grazia straordinaria.

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Fonte:  Il primo grande dizionario dei Santi di Alban Butler; http://biscobreak.altervista.org/2013/07/innamorata-di-gesu/

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