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Sant’Andrea Bobola

SANT’ANDREA BOBOLA

Martire (1591-1657) 16 maggio

Sant Andrea Bobola Martire1

I nemici lo chiamano «cacciatore di anime», egli stesso ammette di non poter vivere senza predicare, e il suo martirio testimonierà il suo vivere Cristo fino a sopportare le Sue più atroci torture.   

Andrea nacque in una famiglia della piccola nobiltà polacca a Sandomir nel Palatinato e dopo aver frequentato gli studi presso le scuole dei gesuiti a Vilna (l’attuale Vilnius capitale della Lituania, ma allora facente parte della Polonia) entrò nel loro noviziato in quella stessa città, nel 1611.

Fu ordinato prete nel 1622, poi come pastore della chiesa di Nieswiez, alla quale era collegata la scuola dei gesuiti. Dopo un breve ma efficace apostolato ritornò nella chiesa di S. Casimiro a Vilna, dove la sua predicazione fu molto apprezzata; anche il suo impegno presso le confraternite risultò fruttuoso. Tra questi gruppi di devoti scelse i suoi assistenti per le visite alle carceri e ai poveri. In seguito essi divennero catechisti e si prestarono eroicamente nella cura dei malati durante le epidemie del 1624 e del 1629.

Sant' Andrea Bobola1

Nel 1630 fu mandato a Bobruisk, dove costruì la chiesa per i cattolici ivi residenti, che per scarsità di preti erano passati alla Chiesa ortodossa. Dal 1643 al 1649 godette di cattiva salute e dovette ridurre le sue attività.

Nel frattempo cresceva l’ostilità verso i cattolici in generale e i gesuiti in particolare; nonostante il trattato d’unione di Brest (1596), che cercava di ripristinare la coesistenza pacifica tra la Chiesa di Roma e quella russa, alcuni ortodossi, sostenuti da bande di cosacchi, miravano a vanificare l’accordo e a rimuovere i cattolici e le loro chiese dal territorio.

I cosacchi, guidati dal potente e fanatico Bogdan Chmielnicki, fecero di tutto per forzare i cattolici ad abbandonare quella regione e dal 1655 le bande di Chmielnicki si impadronirono della maggior parte della Russia Bianca. In quello stesso periodo Andrea faceva ritorno a Vilna, proprio mentre veniva saccheggiata dalle truppe russe durante la guerra con la Polonia.

Il territorio polacco divenne teatro di un conflitto cruento e sanguinario; i gesuiti dovettero abbandonare chiese e collegi e trovare rifugio nella regione paludosa della Podlaska, dove il principe Radziwill li accolse nella sua residenza a Pinsk. Là Andrea si adoperò per incoraggiare i polacchi perseguitati a rimanere saldi nella fede e nella fedeltà a Roma. Tutti erano a conoscenza dei suoi successi, ma non mancarono alcuni che tentarono di sabotare i suoi sforzi organizzando contro di lui anche bande di teppisti.Sant' Andrea Bobola3

Pinsk fu presa nel 1657. Dopo aver massacrato ebrei e cattolici a Janow i cosacchi catturarono Andrea nelle vicinanze di Peredil (tutti questi luoghi sono a oriente di Varsavia e a sud di Vilna). I patimenti che dovette soffrire Andrea fanno del suo martirio uno dei più crudeli della storia, come confermato da esami medici postumi.

Volendo costringerlo a rinnegare il cattolicesimo i cosacchi lo frustarono, lo legarono a cavalli e lo trascinarono fino a Janow; qui lo distesero su un tavolo da macellaio strappandogli la pelle dal corpo e praticandogli fori nelle palme delle mani; gli conficcarono un punteruolo nel torace e infine lo uccisero con un colpo di spada. Dietro tutta questa crudeltà sembrava esserci il desiderio di macellarlo come un maiale.

bobola1Di lì a poco arrivarono i polacchi, troppo tardi per salvarlo ma in tempo per raccogliere il suo corpo e portarlo nella chiesa locale e seppellirlo a Pinsk. Nel 1808 il suo corpo fu traslato a Polozk (Bielorussia) e nel 1922 i bolscevichi portarono le reliquie in un museo di Mosca. Nel 1730 il corpo era stato esaminato e trovato incorrotto.

Nel 1923 due gesuiti statunitensi richiesero il suo corpo a nome di Pio XI. Portato a Roma fu riesaminato: si potevano ancora vedere i segni delle torture. Andrea fu beatificato nel 1853 e canonizzato nel 1938. Il suo corpo è stato restituito alla polonia e ora si trova nella chiesa dei gesuiti a Varsavia. E’ venerato come apostolo della Lituania e patrono della Polonia.

 

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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