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San Pacomio

SAN PACOMIO

abate (ca. 292-346) 09 maggio

Studi recenti hanno sottolineato la grande importanza di Pacomio SAN PACOMIOquale fondatore della vita monastica cenobitica, indicando invece S. Antonio Abate come l’iniziatore del monachesimo eremitico.

Entrambi venivano dall’Alto Egitto ed erano contemporanei; mentre però Antonio abbracciò la vita monastica in giovane età, Pacomio vi arrivò dopo essere stato arruolato di forza nell’esercito romano e dopo la conversione al cristianesimo, avvenuta quando fu congedato nel 316. I suoi genitori erano abbastanza agiati ed egli aveva imparato a leggere e scrivere in lingua copta durante l’adolescenza; più tardi apprese anche un po’ di greco. Fu discepolo dell’eremita Paiamone dal 316 al 323, anno nel quale si trasferì a Tabennesi per dare avvio a un’avventura che avrebbe coinvolto molti abitanti dei villaggi vicini.

Pacomio fu un eccezionale organizzatore e ben presto molti novizi entrarono in monastero. Pose mano all’edificazione di case per più di quaranta monaci ciascuna, dove ogni monaco era impegnato in mestieri artigianali per procurarsi di che vivere. Questi mestieri comprendevano lavori agricoli, tessitura, intreccio di stuoie e lavori di ceramica. Esisteva inoltre un edificio, con cucina annessa, dove si curavano gli infermi di tutto il complesso, una struttura che s’ingrandì con il passare del tempo. Ogni casa era guidata da un decano e dal suo assistente; quest’ultimo SAN PACOMIO2in pratica era il sovrintendente ai lavori e ai commerci.

Trenta o quaranta di queste case formavano un monastero, ma non sempre ogni unità era al completo. I cibi erano semplici e austeri:  mercoledì e venerdì  erano giorni di digiuno e i monaci consumavano un solo pasto mentre gli altri giorni c’era un pasto a mezzogiorno e una cena serale facoltativa.

Pacomio stesso, che era “superiore generale” di tutte le fondazioni, digiunava molto frequentemente, mangiando solo tre volte la settimana  in inverno; spesso trascorreva l’intera notte lavorando e pregando. II suo metodo di meditazione, come quello di altri, consisteva nell’apprendere a memoria e ripetere  frequentemente salmi e altri passi della Bibbia. Questa occupazione riempiva gli intervalli tra le ore liturgiche e il lavoro e ispirò sia la regola scritta (ricca di duemilacinquecento citazioni bibliche) che il regime di vita del monastero. Esso, in verità, era un luogo dove la parola di Dio «regnava sovrana». Alla morte di Pacomio c’erano nove monasteri maschili e tre femminili.

Come direttore spirituale dei monaci, Pacomio ebbe in dono la conoscenza a distanza e la penetrazione dei recessi dell’anima. Mostrò prontezza nel trasferire i monaci da un monastero all’altro. Un esempio dei suoi metodi riguarda il suo successore Teodoro. Questi era un giovane assai dotato che entrò in monastero e si vide assegnata una serie di incarichi che adempì in modo soddisfacente. Nel 336-337 Pacomio si trasferì nel suo secondo monastero di Phbòou, nominando Teodoro superiore del monastero di Tabennesi. Qualche anno dopo Pacomio si ammalò e Teodoro fu San_Pacomioalquanto indiscreto nel dire agli altri abati che era pronto a guidare l’intero movimento di Pacomio, se questi fosse mortoMa Pacomio guarì e depose Teodoro da ogni caricail giovane fece penitenza per due anni.

Ogni anno si tenevano due riunioni importanti dei superiori, una a Pasqua l’altra in agosto, dedicate alla revisione della liturgia e dell’amministrazione. Una grande unità fu raggiunta sia all’interno dei singoli monasteri che nelle mutue relazioni con i vescovi locali, che furono sostenuti con ardore dai monaci (come avvenne, per esempio, quando la polizia imperiale tentò di arrestare S. Atanasio,- 2 mag.).

La storia della successione di Pacomiodopo la sua morte, è interessante: poco primadi morire egli aveva nominato suo successore Petronioche però morì solo due mesi dopo, vittima della peste come lo stesso Pacomio. Petronio aveva nominato a sua volta Orsiesi, un uomo santo ma debole, che non seppe tener testa  alla rivolta di molti monasteri, finendo per dare le dimissioni e nominando come successore il già deposto Teodoro, che governò fino alla morte, sopraggiunta nel 368. Orsiesi divenne nuovamente “superiore generale” e morì nel 387. I monasteri ebbero un periodo di decadenza, ma nel 391 una fondazione fu fatta a Canope, e lì, nel 404, S. Girolamo (30 set.) trovò e tradusse la Regola e le Lettere di Pacomio: questo evento assicurò a Pacomio notorietà in Occidente, dove fu considerevole la sua influenza su altri fondatori di monasteri, tra cui S. Benedetto. Anche in Oriente il suo insegnamento fu conosciuto ampiamente attraverso gli scritti di Teodoro Studita (759-826, 11 nov.). Cassiano ci ha tramandato una breve traccia della liturgia pacomiana nel secondo libro delle Institutiones. Il suo regime di vita e i suoi ideali erano tuttavia troppo austeri e specifici per incontrare il favore generale, benché riformatori come Benedetto d’Aniane (750-821, 11 feb.) fossero favorevoli a usare gli scritti pacomiani nei loro studi sul monachesimo prebenedettino. 

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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