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Beata Antonia Mesina

BEATA ANTONIA MESINA

(1919-1935) 17 maggio

Sedicenne dell’Azione Cattolica, preferì su imitazione della sua MESINAbeniamina santa Maria Goretti, morire in modo particolarmente cruento, piuttosto che perdere la sua purezza, e in questo riuscì, ma le furono trovate in corpo ben 74 ferite e il volto sfigurato. Il corpo sembra non subire alcuna corruzione.

Antonia Mesina nacque a Orgosolo, nella diocesi di Nuoro, il 21 Giugno 1919, da Agostino, guardia campestre, e Grazia Rubanu, casalinga. Era la secondogenita di nove fratelli e sorelle, sei dei quali morirono in tenerissima età. Ben presto dovette aiutare la mamma nel disbrigo dei lavori domestici e nella cura dei fratelli più piccoli. La mamma affermò nel processo canonico: “Non ricordo di averla sgridata: non ne dava motivo ne a me, ne al babbo. Sembrava un angelo per modestia e obbedienza. Amava molto anche il silenzio e la riservatezza e aveva uno spiccato spirito di sacrificio“. Quando, nel 1935, diede alla luce due gemelli, ne affidò la cura ad Antonia. In quel tempo fu costretta molte volte a passare le notti insonni o a dormire per terra, nella stanza della mamma, non per mancanza di letti, ma per essere pronta a prestare a lei, molto malata, e ai fratellini l’aiuto di cui avevano bisogno.

Beata ANTONIA MESINA1Si iscrisse all’Azione Cattolica dal 1929 al 1931 come «Beniamina» e nel 1934 come «Effettiva». La signora Mesina della figlia affermò ancora: “Ho notato un cambiamento in meglio in lei quando frequentò l’Azione Cattolica. Per potere andare a ricevere la comunione affidava i fratellini a qualche vicina“. Quando ciò non le era possibile, faceva preghiere più lunghe in casa tra un’occupazione e l’altra. Il fratello Giulio depose nel processo: “Più volte la trovai nella sua camera in ginocchio e con la corona del rosario in mano“. Dall’Eucaristia e dalla devozione al SS. Cuore di Gesù e alla Madonna attinse forza per una  spiritualità nel «quotidiano» e maturò un’intensa vita di pietà e un particolare amore alla virtù della purezza, pregando spesso il Rosario, doveri permettendo e spesso si accostava a prendere l’Eucaristia.

Partecipò con entusiasmo alla famosa «crociata per la purezza» indetta dalla Gioventù Femminile di A.C. propagandata da Armida Barelli, rimanendo colpita dall’eroicità del martirio di Maria Goretti, più volte la gente disse che nel caso si sarebbe trovata nella stessa situazione della Goretti avrebbe preferito come lei farsi uccidere piuttosto che perdere la purezza e castità. Il fratello Giulio rivelò che Antonia aveva il libro della Santa Goretti e lo conosceva bene. Più volte disse alle amiche che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa.

Il 17 Maggio 1935, recatasi nella vicina campagna di «Ovadduthai» per raccogliere legna assieme a Anna Castangia che incontrò in strada, venne aggredita da un giovane che poco prima le aveva sorpassate, ma che avevano perso di vista, ma Lei si oppose con tutte le sue forze. Anna Castangia si voltò e vide Antonia assalita dallo stesso giovane di prima, che gridava chiedendo aiuto.

PARLA ANNETTA CASTANGIA:«HO VISTO UCCIDERE LA BEATA ANTONIA MESINA» (Il video)

Beata ANTONIA MESINA2

La ragazza era forte e riuscì inizialmente a fuggire. Inseguita dall’assassino, Ignazio Giovanni Catgiu, venne raggiunta e sottoposta a terribili colpi con una sasso che la fecero cadere una prima volta. La ragazza cadde raggomitolata sui gomiti prima di cadere bocconi. In quel punto venne trovata una prima pozza di sangue. Il Catgiu afferrò Antonia e la trascinò per nove metri, tirandola per i capelli, fino ad alcuni cespugli dove tentò di strapparle i vestiti e di violentarla. La resistenza di Antonia impedì la violenza sessuale, ma scatenò ulteriormente la furia dell’assassino, che con altri violenti colpi di pietra sul capo la uccise. In quel punto venne ritrovata una seconda pozza di sangue.

Catgiu nascose il cadavere tra i cespugli e si allontanò, solo dopo averle schiacciato la testa con una grossa pietra. Quando venne ritrovato, il cadavere era in condizioni orrende: Antonia Mesina venne ingiuriata con settantaquattro ferite. Il viso sfigurato era irriconoscibile. L’autopsia non rivelò tracce di violenza carnale consumata, e Antonia Mesina venne uccisa, come da implicita confessione dell’assassino, poi giustiziato, “per non aver potuto dare sfogo alla sua libidine“.

Sul luogo del martirio fu eretta una croce con queste parole: “Antonia Mesina, pura e forte“. Pare che la martire abbia preveduto la sua fine violenta. Difatti, il fratello Giulio testimoniò nel processo che, pochi giorni prima della morte, mentre se ne andava per gli stessi paraggi con lei e con due ragazze di Orgosolo, “ella ci disse di inginocchiarci dinanzi alla croce detta “del giuramento” che si trovava poco sotto la chiesa di S. Anania, e ci invitò a pregare perché un giorno, più in su, ne pianteranno un’altra, che sarà la mia“.

Beata ANTONIA MESINAFu Armida Barelli, il 5 ottobre 1935 a raccontare a papa Pio XI la vicenda del “primo fiore reciso della Gioventù Femminile dell’A.C.I., il primo giglio reciso dal martirio, la sedicenne Antonia Mesina di Orgosolo, educata alla scuola di Maria Goretti“. Furono migliaia le lettere che perorarono la richiesta di beatificazione di Antonia Mesina, ed il 22 settembre 1978 papa Giovanni Paolo I ratificò il processo del martirio, delle virtù specifiche e dei segni di santità. Fu papa Giovanni Paolo II a beatificare la martire orgolese il 4 ottobre 1987.

Tra i testimoni diretti dei fatti legati al martirio di Antonia Mesina si deve annoverare il Procuratore generale della Repubblica a Genova, Francesco Coco. Il giudice, assassinato l’8 giugno 1976 dalle Brigate Rosse a Genova, con l’agente di scorta Giovanni Saponara e l’autista, l’appuntato Antioco Deiana, nel maggio del 1935 era giudice istruttore del tribunale di Nuoro e presenziò all’autopsia di Antonia Mesina. Del fatto lasciò una commossa testimonianza. I genitori di Antonia nei riguardi dell’assassino non espressero propositi di vendetta o di odio, ma la Corte di Assise di Sassari, convocata a Nuoro, lo riconobbe normale e responsabile del gravissimo delitto commesso e il 27-4-1937 lo condannò alla pena di morte. Fu eseguita il 5 agosto dello stesso anno in località Prato Sardo (Nuoro) dopo che il Catgiu ebbe ricevuto tutti i sacramenti.

PreghieraANTONIA-MESINA1

0 Dio, Padre degli umili e dei poveri, che in Antonia Mesina, arricchita del dono del martirio, hai offerto alla tua Chiesa un fulgido esempio di purezza e di fortezza, concedi anche a noi, per sua intercessione, di essere puri e forti nelle prove della vita e nelle fatiche e preoccupazioni di ogni giorno. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

In caso di grazie ottenute per intercessione della Beata Antonia Mesina si prega di inviarne notizia a:

Parrocchia San Pietro Apostolo

Via Sebastiano Satta, 2

08027 Orgosolo (Nu)

Tel. 0784.402117

e-mail: sanpietroorgosolo@tiscali.it

Fonti: http://www.antoniamesina.altervista.org/; http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1473

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