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Santa Giulia Billiart

SANTA GIULIA BILLIART

fondatrice (1751-1816) 8 Aprile

5Santa GIULIA BILLIARTUn voto privato di castità a 14 anni, uno spavento che la rende immobile fino a che non comprende quale sia la sua missione e una novena al Sacro Cuore che le ridà l’uso delle gambe; questo e una capacità di parlare di cose spirituali come un teologo ne segnano il cammino.

Maria Rosa Giulia Billiart nacque a Cuvilly in Piccardia nel 1751, da genitori piuttosto benestanti che gestivano un piccolo negozio e coltivavano la terra. Nel 1767 la famiglia perse le proprie ricchezze e Giulia dovette farsi carico di pesanti lavori manuali per contribuire al sostentamento della famiglia.

Era già stata notata per il suo fervore dal parroco, che le aveva permesso di ricevere la prima comunione a soli nove anni e di fare un voto privato di verginità a quattordici; aveva poi iniziato a insegnare catechismo ai bambini più piccoli e agli agricoltori della parrocchia, e a visitare gli ammalati, mantenendo gli impegni anche quando ebbe un lavoro stabile.

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Poco più che ventenne, la sua vita cambiò improvvisamente quando qualcuno tentò di ferire o di uccidere suo padre: l’uomo era seduto in casa con la figlia quando uno sparo attraversò la finestra. Giulia Billiart si spaventò a tal punto da subire una paralisi nervosa che gradualmente le impedì di camminare e le causò dolori terribili. Le cure la fecero solo peggiorare e, intorno ai trent’anni, era completamente invalida e incapace di stare in piedi.

Il parroco continuò a esserne la guida spirituale e la esortò a continuare le lezioni di catechismo dal letto; portò così avanti il suo apostolato, divenendo consigliera spirituale 5Santa GIULIA BILLIART1di un numero sempre maggiore di persone, spronandole, ogni qualvolta possibile, a ricevere la comunione con frequenza. Alcune ricche signore cominciarono a farle visita, colpite da ciò che avevano sentito riguardo alla sua pazienza, santità e buon umore. In seguito soffrì di convulsioni tali che la gente la disse posseduta dal demoniomangiava pochissimo e sembrò più volte sul punto di morire, tanto che le fu impartita l’estrema unzione cinque volte.

Quando scoppiò la Rivoluzione nel 1789, Giulia Billiart fu accusata di dare rifugio a sacerdoti “refrattari”, di essere una fedele sostenitrice della Chiesa prerivoluzionaria e amica dei nobili. Fu fatta uscire di nascosto da Cuvilly su un carro da fieno dai suoi amici e passò i successivi tre anni nascondendosi a Compiègne, trasferita di casa in casa e soffrendo di dolori sempre più forti: la malattia peggiorò al punto che perse la parola per molti mesi. In questo periodo ebbe una visione  particolare nella quale vide il Calvario circondato da religiose in abiti insoliti e udì una voce che le diceva:

«Guarda queste figlie dello spirito che ti dò in un istituto contrassegnato dalla croce».

Quando cessò il regime del Terrore, Giulia Billiart si trasferì ad Amiens, dove fece conoscenza con una giovane devota e ben istruita, Francesca Blin de Bourdon, viscontessa di Gézaincourt, destinata a diventare, da quel momento in avanti, sua fedele compagna, co-fondatrice del nuovo istituto e sua prima biografa. Una nuova persecuzione le fece trasferire a Bettencourt, dove ripresero però l’insegnamento del catechismo agli abitanti del paese  e dove incontrarono padre Giuseppe Varin. Egli fu un loro appassionato sostenitore, convinto che Giulia Billiart fosse stata chiamata da Dio a compiere qualcosa di grande per la Chiesa; sotto la sua guida, tornate ad Amiens, fondarono nel 1803 la congregazione conosciuta con il nome di suore di Nostra Signora di Namurdedicata all’educazione cristiana, all’istruzione dei poveri e alla formazione degli insegnanti.

A Giulia Billiart e Francesca Blin si unirono altre due o tre persone; Varin fornì loro una regola provvisoria e le prime sorelle pronunciarono i voti religiosi nel 1804, anno in cui Giulia guarì anche dalla malattia che la aveva resa invalida per tanto tempo. Era in corso una 5Santa GIULIA BILLIART2missione parrocchiale nella città, nella quale le nuove suore avevano preparato alcune donne a ricevere i sacramenti. Uno dei sacerdoti organizzò una novena al Sacro Cuore per ottenere la guarigione di Giulia e poi, parlando privatamente con lei, le disse:

«Madre, se avete fede, fate un passo in onore del Sacro Cuore».

Erano passati ventidue anni da quando si era immobilizzata, e quel giorno riuscì per la prima volta a camminare. Tanti furono gli istituti e le congregazioni femminili fondati nel XIX secolo che è facile dimenticare gli elementi innovativi nell’opera di Giulia Billiart. Abbandonò la divisione abituale tra suore consacrate e secolari, lasciando le suore libere di uscire dal convento e lavorare nelle scuole, eliminando perciò la clausura. La forma principale di autodisciplina stava nella preparazione coscienziosa delle lezioni e nel duro lavoro in classe.

Giulia, cosciente della difficoltà di conciliare la vita contemplativa con quella pratica, scrisse:

«La nostra è una delle vocazioni più difficili, perché dobbiamo vivere una vita interiore in mezzo a un lavoro esterno. Ma se andasse perduta la vita interiore, la nostra congregazione non durerebbe, oppure, se sopravvivesse, sarebbe solo una vita esteriore caratterizzata dalla piatta abitudine [ . . . ] ».

5Santa GIULIA BILLIART3Ma alle parole Giulia unì l’esempio e, come una giovane sorella raccontò, mostrò loro dal vivo «come si possa vivere da soli con Dio, anche in mezzo a una classe numerosa di bambini».

Dopo la guarigione Giulia Billiart passò alcuni mesi aiutando i Padri della Fede nella loro opera missionaria, istruendo coloro che, a causa delle distruzioni della Rivoluzione, non avevano ricevuto un’educazione religiosa. Era preoccupata dall’apparente perdita di fede del paese, uno dei motivi principali della sua opera didattica. Dal 1804 fino alla morte avvenuta nel 1816, fu sempre in viaggio e fu responsabile della rapida espansione dell’istituto; aprì scuole in diciannove centri di Francia e Belgio e predispose le tappe successive: scuole per poveri, collegi residenziali e scuole particolari, gruppi professionali e centri di formazione per insegnanti. L’educazione dei poveri era la sua principale preoccupazione:

«Lo scopo principale del nostro istituto è l’istruzione dei poveri. Se smettessimo di aiutare i poveri, non staremmo più realizzando il compito affidatoci».

L’istruzione formale di Giulia Billiart era stata limitata e lei fece sempre riferimento con disprezzo alla propria ignoranza; le altre sue qualità compensavano comunque ampiamente la scarsa formazione scolastica e la sua opera permase «perché era la creazione di una donna sagace, una guida per natura, che univa la capacità di sostenere impegni enormi alla tranquillità del riposo interiore» (Linscott).GIULIA BILLIART

L’espansione dell’attività dell’istituto non fu scevra da difficoltà. Varin fu sostituito come cappellano da un sacerdote meno comprensivo, intenzionato a interferire con la regola, e che, quando fu contrastato da Giulia e Francesca, mise loro contro il vescovo d’Amiens. Alla fine la comunità abbandonò la città e trasferì la casa madre a Namur, da cui il nome di Sorelle di Notte Dame di Namur. Vi furono tentativi di staccare alcune delle sorelle da Giulia e talora i sacerdoti facevano sorgere dei problemi perché ritenevano di dover avere maggiore controllo sui conventi sorti nelle loro parrocchie. Per un insieme di cause si giunse alla chiusura di tutti i conventi e le scuole di Francia e, nel 1815, vari monasteri in Belgio furono saccheggiati dai soldati, prima e dopo la battaglia di Waterloo.

Scrisse: «Non siete qui solo per insegnare ai bambini la scienza, la letteratura, le attività pratiche. Queste non sono le cose essenziali del nostro lavoro. Ciò che importa è la cura delle anime […] mettere i bambini sulla via della salvezza»; e ancora: «lo scopo che ci prefiggiamo nell’insegnamento è la formazione di buoni cristiani che sappiano gestire la propria casa, la propria famiglia e i propri affari».

GIULIA BILLIART1Allo stesso tempo non la soddisfaceva infondere semplicemente la dottrina e la pratica abitudinaria delle devozioni, poiché voleva educare «il bambino intero: cuore, mani e testa» e svilupparne i propri doni naturali. Questo sviluppo veniva aiutato insegnando a pensare con la propria intelligenza, poiché era contraria all’apprendimento mnemonico:

«Dovete insegnare loro a pensare. Se memorizzano e ripetono solamente, non capiranno mai cosa stanno facendo».

È importante non interpretare queste idee in senso troppo moderno; era infatti anche molto chiara su ciò che doveva essere insegnato ai bambini: catechismo, lettura, scrittura e aritmetica, canto e cucito, una forma semplice di educazione fisica e, come hobby, il giardinaggio.

Una volta acquisiti i concetti essenziali, avrebbero potuto continuare con altre materie, anche se era sicura che «ballo e pittura, dizione e comportamento» non sarebbero mai dovuti entrare nelle scuole: sapevano di artificiosità e apparivano ai suoi occhi come una perdita di tempo. Per gli stessi motivi si dichiarava contraria alla lettura 5Santa GIULIA BILLIART1dei romanzi. Alla domanda su cosa dovessero imparare i bambini più grandi, rispondeva: «Insegnate loro tutto ciò che è necessario per prepararli alla vita». Desiderava anche sperimentare e rifuggiva dal dare troppe regole; indicava i principi generali senza fissare i particolari. Scrisse a una superiora: «Semplicemente non formulerò leggi su queste cose. No, no, no, no! Dirò “no” fino a domani se vuoi!» In un’altra occasione scrisse: «Forza, forza, decidi tu questa volta. Meglio sbagliare che rimanere paralizzati».

Per comprendere la spiritualità di Giulia Billiart bisogna attingere a ciò che altri scrissero su di lei, poiché ella non scrisse nulla su di sé. Francesca Blin era colei che la conosceva probabilmente meglio di chiunque altro e per questo è interessante la sua descrizione di Giulia: «Tramite le esperienze più difficili imparò il distacco dalle cose create e la verità che solo Dio non muta. Le sue difficoltà le insegnarono l’instabilità dell’aiuto dell’uomo e si affidò totalmente a Dio, sua guida e sostegno fedele». Giulia stessa, a chi le chiedeva di spiegare alle sorelle che cosa intendesse dire invitando sempre le sorelle alla semplicità, rispondeva: «I semplici si preoccupano solo di pensare a Dio e al suo dolce piacere; cercano Dio nell’umiltà, confidando e abbandonandosi alla sua volontà; vivono in gioia e pace».

Questo affidarsi a Dio, nell’abbandono al volere divino, si rivela in una delle sue preghiere preferite:

«Possa Gesù Cristo vivere in noi e possa io vivere per null’altro che il suo puro e santo amore. Possa quest’amore consumarmi in ogni istante della mia vita così che io possa diventare una vittima dell’amore. Sia lodato Gesù Cristo, sia lodata Maria!».

5Santa GIULIA BILLIART3La grande stima attribuita ai suoi consigli spirituali è testimonianza della ricchezza della sua vita interiore. Dio la fece dono di estasi e miracoli. Un parroco locale affermò che la ascoltava con «ammirazione e la trovava edificante. Questa donna, la cui istruzione non era andata oltre la scuola di paese, parlava di cose spirituali come un teologo o un padre spirituale, dotata della più alta saggezza spirituale […] e con fluidità e abbondanza». Un altro sacerdote, suo confessore per un certo periodo, scrisse: « Era sufficiente vederla, o parlarle, per essere convinti che lo Spirito di Dio dirigesse i suoi pensieri, i suoi sentimenti e la sua vita intera».

Alla fine del XIX secolo le suore di Notte Dame si erano diffuse negli Stari Uniti, Gran Bretagna, Guatemala, Repubblica Democratica del Congo e Zimbawe. Nel XX secolo avevano raggiunto Giappone, Cina, Brasile, Perù, Nigeria e Kenya, a testimonianza della verità delle parole di Giulia: «Non si può essere nostalgici del passato e non si può essere ansiosi per il futuro, lo ripeto, per il futuro». Giulia Billiart si ammalò nel gennaio 1816 e morì l’8 aprile. Le sue spoglie furono traslate nel 1882, fu beatificata nel 1906 e canonizzata nel 1969.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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