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Santa Gemma Galgani

Santa GEMMA GALGANI

Mistica (1878-1903) 11 Aprile

Giovane mistica dagli occhi di cielo che decise di nascondere santa gemma galganisotto una falda di cappello. Desiderava la vita claustrale che non gli fu concessa, nonostante il suo più grande interlocutore fosse lo stesso Cristo Crocifisso che sgorgante sangue le diceva: “Il soffrire insegna ad amare.”  

Gemma Galgani nacque a Borgo Nuovo di Camigliano, nelle vicinanze di Lucca, nel 1878. All’età di otto anni perse la madre. Gemma accettò con spirito di rassegnazione la morte della madre, preparata a ciò dallo stesso Gesù che per la prima volta, immediatamente dopo che ricevette la cresima i l 26 Maggio 1885, le parlò al cuore all’età di 7 anni : “Dopo la funzione -narra la Santa- chi mi accompagnava volle ascoltare la Messa ed io temevo sempre che la madre andasse via senza portarmi via anche me. Ascoltai alla meglio la Messa pregando per lei, ad un tratto una voce al cuore mi disse: “Me la vuoi dare a me la mamma?”. “ risposima se mi prendete anche me”. “No!ripeté la solita voce – “Dammela volentieri la tua mamma. Tu per ora devi rimanere col babbo. Te la condurrò in cielo, sai? Me la dai volentieri?”. Fui costretta a dire di sì. Finita la Messa corsi a casa. Mio Dio! Guardavo la mamma e piangevo: non potevo trattenermi….”

Nel 1893, a quindici anni, Gemma per volontà del padre lascia la scuola. La sua famiglia era infatti preoccupata che l’eccessivo studio potesse ulteriormente peggiorare il suo stato di salute in apparenza cagionevole. Si dedicò con solerzia alle faccende domestiche prendendosi cura dei fratelli, badando in particolare alla loro educazione S.Gemma1religiosa. Si distinse per la grande disponibilità verso tutti, pronta soprattutto a fare pace tra i fratelli e le sorelle quando questi litigavano. Il suo intenso amore si dispiegò non solo verso i famigliari ma anche verso i poveri. Quando usciva di casa si portava i denari regalati dal padre o qualunque alimento per darli ai poveri. Arrivò anche a rinunciare alla propria biancheria per regalarla ai poveri. La generosità verso i poveri divenne a tal punto nota presso di essi che questi la cercavano sempre appena usciva di casa, e ciò obbligò il padre a imporle di non regalare loro piu’ nulla. Gemma stessa narra nella sua autobiografia che l’impossibilità di donare qualcosa agli indigenti la faceva piangere continuamente, costretta come era tra l’altro a non uscire di casa.

Gemma frequentava ancora la scuola quando si ammalò ad un piede. Tenne nascosta per mesi il rigonfiamento che le era apparso sul piede, finchè una panca le cadde proprio sul rigonfiamento provocando la sua rottura. Fu accertato dai medici essere un tumore, probabilmente non maligno. Si dovette operarla comunque con urgenza; Gemma accettò che l’intervento avvenisse senza l’applicazione di alcun anestetico. L’intervento consisteva in una pulizia di quello che era rimasto del tumore e nel raschiamento dell’osso. Non emise alcun lamento durante l’intervento sopportando con coraggio la lunga operazione, così hanno potuto testimoniare coloro che hanno presenziato all’operazione chirurgica.

Nel 1897 il padre, farmacista, andò a vivere con Cecilia Gianniniche se ne prese cura come di una figliaL’avvenenza di S. Gemma era tale che attirò l’attenzione di diversi giovani interessati ad un fidanzamento serio. Si narra infatti che un giorno, quando era ancora adolescente, mentre stava passeggiando con la zia fu avvicinata da un giovane sottufficiale il quale espresse chiaramente alla zia il desiderio di stabilire un legame affettivo stabile con lei. Su fermo suggerimento di Gemma la zia riferì al giovane che la nipote respingeva recisamente il suo invito. Da S.Gemma5allora Gemma prese la risoluzione di tener sempre basso lo sguardo quando andava fuori casa; conseguentemente si fece pure fare da una sarta un cappello dai bordi larghi che coprisse il più possibile il suo volto. In estate Gemma era solita trascorrere l’estate presso gli zii di Camaiore. Il dissesto economico della sua famiglia costrinse alcuni dei fratelli Galgani a soggiornare presso gli zii e così anche Gemma dovette prolungare il suo soggiorno presso gli zii di Camaiore.

Desiderava fortemente entrare nelle suore passioniste ma non potè a causa della sua salute cagionevole che le aveva causato problemi sin dall’infanzia; soffriva di varie malattie, soprattutto di tubercolosi, e aveva la spina dorsale compromessa, tanto che fu pure costretta ad usare un busto di ferro. Nonostante ciò, non si udì mai emettere da Gemma parola di lamento. In seguito a un’apparizione di S. Gabriele Possenti (27 feb.), un passionista morto di tubercolosi a soli ventiquattro anni a cui Gemma era particolarmente devota, per un periodo parve guarita; secondo un’altra versione la guarigione fu dovuta all’intercessione di S. Margherita Maria Alacoque (16 ott.).

santa gemma GalganiIl desiderio di consacrarsi totalmente maturò fino a decidere di farsi monaca di clausura. Fu stabilito che entrasse presso le Suore della Visitazione nel mese di Maggio del 1899. Nel periodo compreso tra il mese di Marzo (data di accettazione delle richiesta di Gemma di entrare nel Convento delle Visitandine) e quello di Maggio le esperienze mistiche si resero più frequenti e “sensibili”. Il Giovedì santo, mentre la nostra Santa stava praticando l’Ora Santa (un’ora di preghiere dedicata a Gesù) si sentì improvvisamente ripiena del dolore insostenibile per i suoi peccati che sfogava in un pianto dirotto, così racconta lei stessa nella sua autobiografia. Perse contatto con il mondo esterno ed immediatamente dopo si trovò di fronte a Gesù Crocifisso, il quale versava sangue da tutte le parti. Abbassò gli occhi di fronte a quella vista e rimase con la fronte abbassata fino in terra, continuando a percepire un orrore grande per i suoi peccati. Lei stessa afferma che le piaghe di Gesù le s’impressero così profondamente che non le si cancellarono mai più. Il Venerdì santo seguente

«Gesù si fece sentire all’anima mia così forte;…ma fu così forte quella unione, che io rimaneva come stupida. Ma parlò ben forte Gesù» (Autobiografia, pag. 254 ).

Alcuni brani del diario di Gemma Galgani e un video

Una sera di Aprile mentre Gemma stava da sola nella sua cameretta Gesù Crocifisso le apparve con le piaghe aperte e le disse: «Guarda figlia ed impara come si ama. Vedi questa croce, queste spine, questi chiodi, queste lividure, questi squarci, queste piaghe, questo sangue? Sono tutte opere di amore e di amore infinito? Vedi sino a qual segno io t’ho amata! Mi vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire; il soffrire insegna ad amare» (Autobiografia, pag. 256 ). Quando la superiora chiese il permesso all’Arcivescovo di inserirla nel monastero, questi non volle però concederlo, innanzitutto per la sua cagionevole salute, era noto infatti che aveva avuto un madre tisica. Successivamente venne sollevato un altro motivo di diniego: la mancanza di dote.

I LUOGHI DELLA SUA VITA E LE RELIQUIE 

Un giorno tornando a casa dopo la Comunione Gemma sentì una voce dire: «Gemma S.Gemma4coraggio! Ti aspetto al Calvario: è verso quel monte cui sei diretta». La voce premonitrice non tardò molto a cominciare a realizzare quanto preannunciato. La vecchia patologia si ripresentò e Gemma morì dopo lunghe sofferenze l’1 aprile 1903, all’età di venticinque anni. Fu canonizzata nel 1940 e i suoi resti sono raccolti nella chiesa passionista di Lucca.

Coloro che la conoscevano intimamente non ebbero dubbi riguardo alla sua santità e la pubblicazione nel 1941 di oltre duecentotrenta lettere indirizzate al suo direttore spirituale e al confessore fornisce l’immagine di una giovane donna candida e devota, generosa nella risposta all’amore di Dio, umile e obbediente davanti ai superiori, disposta a soffrire qualunque pena per imitare la passione di Cristo. Le lettere sono caratterizzate da un’eccezionale spontaneità e non vi è nulla che possa essere tacciato di convenzionalità e devozionalismo. Verso la fine della sua vita sembra avere avuto una consapevolezza costante della presenza di Dio. Motivo di interesse all’epoca e di controversie in seguito furono gli straordinari fenomeni fisici e psichici di cui ebbe esperienza, eventi ben documentati e la cui esistenza è certa.

Le testimonianze

Tra. il giugno 1899 e il febbraio 1901 sul suo corpo apparvero regolarmente le stigmate, o altri segni delle ferite di Cristo, tra la sera del giovedì e il pomeriggio del venerdì, e talora apparvero anche ferite che sembravano replicare le flagellazioni del Signore, molto simili a quelle rappresentate sul suo crocifisso. Ebbe esperienze frequenti di estasidurante le quali parlava a persone che le apparivano in S.Gemma2visione. A volte trasudò sangue al sentire un linguaggio blasfemoaltre volte sembrò essere posseduta dal demonio e, in un’occasione, sputò sul crocifisso e ruppe un paio di corone del rosario.

Non sorprende che alcuni suoi contemporanei pensassero che soffrisse d’isteria cronica, ma tale giudizio sembra essere confutato dall’elevatezza delle sue lettere e dal suo normale stato di serenità. Lo stesso confessore e il direttore spirituale erano divisi sull’argomento; nessuno dei due accettava i fenomeni con facilità o credulità, ma mentre Germano, sua guida e primo biografo, tendeva a considerarli come una conferma divina della sua santità, il vescovo Volpi, suo confessore, rimase scettico e richiese un più accurato esame di Gemma per opera di testimoni imparziali.

(canto tratto dagli scritti di Santa Gemma Galgani)

Sosteneva che, in generale, per quanto riguardava i santi era difficile discernere quando Dio smettesse di parlare loro e la loro immaginazione prendesse il sopravvento; inoltre gli riusciva difficile accettare che tutte le esperienze di Gemma provenissero da Dio. Oggi si preferisce pensare a una molteplicità di cause per tali fenomeni: alcuni potrebbero essere derivati dalle malattie di Gemma, altri essere stati effetti psicosomatici e altri ancora avere origine soprannaturale. E’ interessante come nel decreto di beatificazione del 1933 si ritenne importante affermare che non sarebbe stato espresso un giudizio sugli avvenimenti singolari e che le virtù di Gemma erano eroiche di per se stesse. Ciò che maggiormente colpisce il lettore moderno delle lettere di Gemma è il suo buon umore e il buon senso, assieme a un’intensa devozione che si sprigiona dal suo amore per Dio e dalla sua capacità di apprezzare il valore delle sofferenze di Cristo per noi.

Preghiera e triduo

Composta da Santa Gemma per ottenere grazie

Eccomi ai vostri santissimi piedi, caro Gesù, per manifestarvi ogni momento la mia gratitudine per tanti e continui favori che mi avete fatto e che ancora volete farmi. Quante volte vi ho invocato, o Gesù, mi avete fatta sempre contenta: ho ricorso spesso a voi e m’avete sempre consolata. Come esprimermi con voi, caro Gesù? Vi ringrazio. Ma un’altra grazia voglio, o mio Dio, se a voi piace…….. (esporre la grazia che si desidera). Se voi non foste onnipotente, non vi farei questa domanda. O Gesù, abbiate pietà di me! Sia fatto in tutto il vostro santissimo volere.

Pater, Ave e Gloria.

Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler/ http://www.santagemma.org/https://www.facebook.com/pages/Santifichiamoci-attraverso-limitazione-dei-nostri-Santi/437259383034328

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2 comments

  1. Diacono Eduardo Fortini ha detto:

    La persona che ha ideato questo sito Web nutre tante anime con la sua maternita’ spirituale da donna di Dio. Grazie!
    Qui trovo gli amori che hanno segnato e cambiato la mia vita: Medjugorje, Il Poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta, Fatima e Santa Gemma Galgani. Questo sito emana una grande luce che si alimenta della purezza del cuore materno che si spreme in esso come olive che danno l’olio. Che differenza con i siti web di tante diocesi dove si vede il lavoro di tecnici specilizzati che operano da professionisti ma senza l’unzione della maternita’ e paternita’ spirituali, senza le quali non si somiglia al Padre che ci ha dato Gesu e Maria. La professione, per quanto nobile, e cio’ che si fa per una retribuzione. La paternita’ e la maternita’ spirituali, intrinseca nell’uomo e nella donna, appartiene alla loro essenza, alla loro vocazione in qualsiasi condizione sociale; questa identita’ innata si attualizza nella contemplante preghiera di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

    Diacono Eduardo Fortini
    Diocesi di Winona, Minnesota

  2. biscobreak ha detto:

    Ti ringrazio tanto Diacono Eduardo, anche a nome delle mie collaboratrici perchè ci mettiamo davvero il cuore in questo blog! Che il Signore e la Madonna ci diano sempre la forza e il coraggio per non abbandonare ne perdere mai questa strada!
    biscobreak