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San Luigi Maria Grignion de Montfort

San Luigi Maria Grignion de Montfort

sacerdote fondatore (1673-1716) 28 Aprile

Luigi Maria porta i suoi verso Maria, per condurli più facilmente a montfortGesù. «Vi sono diverse devozioni a MariaLa prima consiste nel compiere i doveri di cristiano…, la seconda consiste nel nutrire per la Madonna sentimenti di stima, amore e confidenza… la terza… consiste nel darsi a Maria in una dipendenza totale ispirata dall’amore… e per Suo mezzo a Gesù. » 

Luigi Maria Grignion nacque nel 1673 nella cittadina di Montfort in Bretagna; in seguito aggiungerà il nome della città natale al proprio cognome. Era il maggiore degli otto figli di Giovanni Battista, avvocato di mezzi modesti e piuttosto autoritario. Luigi Maria fu inviato al collegio dei gesuiti di Rennes per l’istruzione secondaria dove cominciò a manifestare due tratti che lo caratterizzeranno per il resto della vita: la difficoltà a relazionarsi con i compagni e la preferenza per la preghiera solitariasoprattutto rivolta alla Madonna. Riconoscendosi chiamato al sacerdozio, si trasferì a Parigi nel 1692.

Egli però non aveva denaro a sufficienza per vivere nel seminario di Saint-Sulpice e andò ad alloggiare in vari ostelli per studenti poveri; in essi le condizioni erano talmente spartane da farlo cadere gravemente ammalato ed ebbe bisogno di cure ospedaliere per rimanere in vita.

Una volta guarito riuscì ad entrare in seminario e a seguire gli studi con maggior successo; in effetti non si montfort5dimostrò mai particolarmente interessato alla teologia e avrebbe preferito impiegare il tempo aiutando i poveri e insegnando catechismo ai loro figli, secondo il tipo di apostolato da lui iniziato a Rennes. I superiori ne ammiravano il fervore e la devozione ma erano preoccupati dal carattere difficile. Fu ordinato sacerdote nel 1700.

I sei anni successivi furono privi di soddisfazione per il Montfort. Operò a Nantes, Poitiers e Parigi sollevando opposizione ovunque andasse, in parte a causa del suo temperamento e di quello che un biografo moderno ha definito «comportamento tanto strano da essere irritante » (Papàsogh), in parte per l’insistenza a portare avanti il suo apostolato verso i più poveri, in ospedale e nelle missioni al popolo, e l’irritazione dei preti con cui collaborava. Egli stesso era insicuro riguardo al suo apostolato e scrisse:

«Mi trovo dilaniato tra due desideri […]. Da un lato provo un’attrazione segreta per la solitudine e la vita ritirata, per combattere e distruggere completamente la mia natura corrotta che ama essere ammirata. Dall’altrasento un grande desiderio di promuovere l’amore per il Signore e la sua santa Madre: andare a insegnare il catechismo ai poveri nelle aree rurali in maniera semplice e povera e stimolare nei peccatori la devozione alla Beata Vergine Maria».

In una lettera scritta nell’anno della sua ordinazione, il Montfort esprimeva già il desiderio di fondare una congregazione:

«Vedendo le necessità della Chiesa, non riesco a evitare di pregare continuamente e in lacrime perché sorga una piccola e povera congregazione di bravi sacerdoti che operino sotto la protezione della Beatissima Vergine».

montfort7Nell’ospedale per mendicanti di Poitiers condivideva la vita degli ospiti e tentò di organizzare in congregazione di consacrate le donne che collaboravano; al loro rifiuto, scelse una ventina di pazienti, tutte colpite da un qualche handicap fisico, e diede vita ad un abbozzo di istituto religioso con tanto di regola, sotto la guida di una superiora non vedente. Sulla porta della stanza dedicata agli incontri della comunità scrisse la parola “Sapienza”. Questa strana formazione di un gruppo di persone povere e disprezzate può essere considerata l’inizio dell’assunzione, come principio guida di vita, della fedeltà evangelica alla sapienza della croce rispetto alla sapienza del mondo. Essa segnò anche la rottura di Luigi Maria con la spiritualità tradizionale  e l’adozione di uno stile da profeta: mise in opera atti e gesti pubblici esagerati, capaci di esprimere in modi sintetici e concreti la sua posizione.

IL SEGRETO DEL MONTFORT

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6a parte 7a parte 8a parte 9a parte 10a parte

 

montfort1Poiché il suo interferire nell’organizzazione dell’ospedale aveva causato notevole opposizione e anche il vescovo era giunto ad ordinargli di sospendere le missioni parrocchiali al popolo perché i sacerdoti erano contrari ai suoi metodi di evangelizzazione. il Montfort decise di tornare a Parigi. Si sentiva un fallito: «Rovino sempre tutto ciò in cui rimango coinvolto» scrisse, non avendo ancora trovato la sua strada. Il Montfort aveva bisogno di coltivare un campo più grande di un semplice ospedale per i poveri, ma questo fu tutto ciò che Parigi gli offrì. Quando dovette abbandonare anche quello, visse per un po’ di tempo in un sottoscaladedicandosi alla preghiera e alla meditazione. Fu per il Montfort un periodo di grande incertezza e sofferenza ma la sua vita spirituale crebbe e si fece più chiara la comprensione delle richieste della «sapienza della croce»:

«Quale ricchezza, quale gloria, quali piaceri guadagnerei se tutte queste cose [i suoi fallimenti] mi ottenessero quella sapienza divina che desidero giorno e notte».

Probabilmente fu in questo periodo che il Montfort scrisse L’ Amore dell’eterna Sapienzaopera chiave per la comprensione della sua spiritualità, in cui poneva in un contesto preciso la devozione alla Vergine Maria e alla croce e definiva la sapienza come sua principale fonte;

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«Poiché non vi è nulla di più attivo della sapienza […] essa non permetterà che coloro che ella ama scivolino nella tiepidezza e nella negligenza. Essa li infiamma; li ispira a intraprendere grandi imprese per la gloria di Dio e la salvezza delle anime».

Dopo un altro breve e sfortunato periodo a Poitiers il Montfort partì per Roma nel 1706 sperando di ottenere il permesso dal papa di lavorare nelle missioni estere, soprattutto in Canada; fu senza dubbio un modo per fuggire dalle difficoltà che aveva incontrato in tutti i suoi tentativi di operare come sacerdote in Francia. Papa Clemente XI rimase impressionato dal suo zelo e dalla sincerità ma lo rimandò a lavorare in Francia «sempre in sottomissione perfetta ai vescovi»; gli diede il titolo di “missionario apostolico”, un incentivo per la sua sicurezza e un mandato, come parve a Luigi Maria, per l’opera di predicazione di missioni parrocchiali e di servizio ai poveri.

Al ritorno il Montfort si stabilì in Bretagna, una zona in cui le missioni parrocchiali, basate su un catechismo essenziale e il rinnovamento spirituale, erano già ben sviluppate. Lavorò con successo partecipando a un gruppo missionario, già di per sé un ottimo risultato per lui, e facendosi conoscere per la capacità di infiammare le folle e per il suo essere «vigoroso nelle parole e negli atti» Aveva però ancora la tendenza ad  alienarsi gli altri e prese lentamente le distanze dai missionari del gruppo per lavorare con un solo compagno, Mathurin.

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In complesso fu ben ricevuto dai parroci, sebbene in alcuni luoghi non gli fosse stato permesso di predicare ora per le tendenze gallicane e antiromane del sacerdote locale e ora per la stranezza dei suoi metodi, che pure non gli erano esclusivi. Il Montfort Proponeva forti esperienze emotive, come il bruciare libri irreligiosi su grandi falò sovrastati dall’immagine del diavolo vestito da dama di società o la recita di scene della morte di un peccatore la cui anima morente era contesa dal diavolo; sollecitava la recita del rosario; scriveva inni popolari, di cui alcuni sono ancora in uso; e persuadeva la gente a dare denaro e aiuto concreto per restaurare chiese e santuari in rovina.

Predicò varie volte a La Rochelle, riuscendo a convertire molti calvinisti. Il suo interesse per i poveri lo portò ad aprire o riparare numerose scuole per ragazzi poveri di città, sostenuto dal vescovo locale, impiegando come insegnanti i “fratelli” che lo avevano aiutato nelle opere catechistiche durante le missioni. Da ciò nacque l’ordine didattico dei Fratelli dell’Istruzione Cristiana di S. Gabriele, per i quali scrisse una bozza di regola e che furono inizialmente noti come Fratelli dell’Istruzione Cristiana dello Spirito Santo.

Come detto, aveva cercato già da alcuni anni di fondare una compagnia di sacerdoti votati alle missioni, ma incontrava ancora difficoltà nel trovare persone che collaborassero con lui. Nel 1713 aveva scritto la Regola dei sacerdoti Missionari della Compagnia di Maria, ma quando morì aveva raccolto con sé in forma stabile solo due preti e alcuni fratelli laici. Fu in un certo modo più fortunato con il ramo femminile: nel 1715 due membri della congregazione di Poitiers, tra cui l’influente Maria Luisa Trichet, si erano unite a lui a La Rochelle assieme a un piccolo gruppo di donne del luogo ed egli aveva scritto per loro la prima Regola delle Figlie della montfort6Sapienza,inizio di una congregazione dedicata all’aiuto dei poveri, e in particolare alla creazione di scuole, come aveva fatto il fondatore.

Per tutta la vita furono evidenti la sua dedizione ai poveri e il suo personale spirito di povertà in tutto ciò che faceva; ciò spiega in cosa si distinguesse dal clero francese dell’epoca: nell’interpretazione radicale del messaggio evangelico. Amava molto la Chiesa e ne comprendeva la necessità costante di riforma; il suo rinnovamento fu per lui una missione duratura e un continuo stimolo per formare dei continuatori che proseguissero la sua ispirazione.

Alla sua morte, avvenuta il 28 aprile 1716, nessuna delle congregazioni era però consolidata e altri ebbero il compito di aiutarle a divenire istituzioni di fama mondiale. Oltre a numerosi inni, alcune lettere e le Regole, il Montfort scrisse alcuni libri e trattati spirituali, in gran parte nati come scritti privati. Il primo di questi fu l’Amore dell’eterna Sapienzascritto, a quanto risulta, per uso personale. Nel 1714 inviò invece La lettera circolare agli Amici della Croce ai membri della congregazione così chiamata; il segreto di Maria era destinato a una suora di Nantes; il mirabile segreto del SS Rosario offre il ritratto migliore della sua predicazione popolare, nonostante gran parte dell’opera sia stata tratta da altri autori.

LA VERA DEVOZIONE A MARIA DEL MONTFORT

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L’opera più famosa del Montfort è il Trattato della devozione alla Santa Vergine (o Trattato sulla vera devozione alla Beata Vergine, titolo aggiunto nel XIX secolo), nella cui prima parte tratta della necessità dottrinale della devozione alla Madonna e sollecita il lettore a fare un patto con lei, divenendone servo (talora si indica il sottotitolo Lo schiavo di Maria) e mettendosi completamente a sua disposizione. L’opera, per il linguaggio e le idee di base, al lettore moderno risulta eccessivamente sentimentale, ma esercitò una grande influenza lungo tutto il XIX secolo e la prima parte del XX; fu, ad esempio, imitata dal fondatore della Legio Mariae, ‘A cui Manuale incoraggia tutti i membri a seguirne le pratiche per divenire veri missionari laici.

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La canonizzazione del Montfort, avvenuta nel 1947, fece crescere l’interesse per il suo libro e diffonderne ulteriormente le dottrine. Come per gli altri scritti, il Montfort utilizzò ampiamente lavori di altri per la compilazione della Vera Devozionela quale riflette la visione dell’umanità e del mondo piuttosto pessimistica che era diffusa nella letteratura francese del XVII secolo. Gli esseri umani corrotti e peccatori devono temere Dio onnipotente e l’accento posto sulla trascendenza di Dio aiuta a spiegare la posizione della Vergine nel pensiero del Montfort: è umana e raggiungibile da noi ma, allo stesso tempo, è anche senza peccato e gradita a Dio. Essendo senza peccato. Dio le ha dato in dono «gli stessi diritti e privilegi posseduti per natura da Cristo». Sebbene questa sia l’opera più conosciuta, non è la più importante per la comprensione della sua spiritualità e va integrata con gli altri scritti.

La gamma di interventi degli odierni missionari di Montfort (Compagnia di Maria) è ampia: operano in trenta Paesi come missionari, aiutando la crescita delle giovani chiese oppure continuando l’opera del fondatore con missioni parrocchiali e ritiri, gestendo parrocchie in aree difficili e organizzando centri pastorali. La congregazione ha poi come priorità, in tutte le sue opere, «l’evangelizzazione secondo lo stile di Montfort»; anche le Figlie della Sapienza Divina sono oggi attive in tutto il mondo.

OFFERTA DI NOI STESSI E DI OGNI NOSTRO BENE A GESÙ PER MARIA

(di San luigi M. Grignon de Montfort)

“Io sono tutto tuo e tutto quanto posseggo te lo offro, amabile mio Gesù, per mezzo di Maria, tua Santissima Madre”.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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