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“Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

“Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

Qual’è il dono più grande che Dio può donare ad una persona? cuore (7)Forse la guarigione fisica per noi o per i nostri famigliari… Ma la testimone di questa avventura parla di un dono ancora più prezioso: la pace del cuore.

Tutti quelli che erano stati lì dicevano che a Medjugorje si trovava la pace del cuore… mi recai al monte dell’apparizione, ma dopo che la veggente parlò con Maria, non notai nulla di diverso in me, e ne restai un po’ delusa mentre in silenzio ci pensavo e mi recavo alla Comunità Cenacolo. Non sentivo nulla di positivo, e per questo pensavo di non esser degna. Da lì iniziai a sentirmi fisicamente sempre peggio fino a quando nel pomeriggio, dopo la messa nell’Orfanotrofio non riuscii più a muovermi. Un senso di pesantezza estrema e dolore bloccavano i miei muscoli e sentivo dolori atroci ai tendini della mano, del braccio e achillei. Non riuscivo più a muovermi neanche con le due stampelle…Mi prestarono una sedia a rotelle per tornare in albergo, mangiai e andai subito a letto. Dissi agli amici che io sicuramente il giorno dopo non sarei riuscita ad alzarmi dal letto e che quindi non avrei potuto recarmi sul monte dell’apparizione per accompagnare il ragazzo cieco che era diventato il mio compagno di viaggio dal primo giorno che partimmo e che avevo preso sotto la mia ala.

DSCI0779Ebbene il giorno dopo, mi alzai all’alba, non avevo più niente, pronta e felice di poter provare a fare (pensavo) giusto qualche metro di scalata. Pensando e promettendo agli altri che appena mi sarei sentita male o stanca mi sarei fermata. Io non so spiegarlo, iniziai a far la scalata, e sentii man mano che salivo una pace e una felicità interiore mai provata in vita mia. Pregavo per gli altri e salivo, salivo e mi sentivo leggera leggera, non sentivo neanche la forza di gravità, andavo veloce senza problemi con le mie stampelle, e pregavo di cuore come non avevo mai fatto in vita mia… avevo come la sensazione che qualcuno mi stesse prendendo da sotto le ascelle o addirittura in braccio… sensazioni che a parole non si possono descrivere… una felicità assurda, completa… mai provata prima… E la stessa cosa la vedevo in Alfonso…[…]

I miei amici erano dietro e alcuni avevano difficoltà a procedere, io invece proseguivo a passo spedito e a volte mi fermavo per aspettarli continuando a recitare il rosario… e a volte li sorprendevo che mi guardavano e piangevano… Arrivata a valle in pianura
DSCI0774 diedi le mie stampelle a Lella e camminai senza
, tranquilla e per niente stanca dopo due ore e passa di scalata, di quella scalata, di quel monte scosceso e pieno di pietre aguzze e instabili, come se niente fosse, come se fossi stata una persona sana che si stava alzando dal letto proprio qualche istante prima… Il sacerdote che ci
guidava disse è un miracolo
, e io risposi: “non è questo il miracolo“. Il miracolo vero è che ho trovato quello che cercavo da anni e non riuscivo a trovare: la pace nel cuore. E ora ce l’ho…

Accettai quattro anni fa la mia malattia, dicendo con una serenità che aveva dell’assurdo, solo: “Sia fatta la Tua volontà, aiutami ad abbracciare la mia croce“. E’ stata dura passare anni immobile in un letto piena di dolori atroci, ma la mia fede e le preghiera mi hanno salvata, aiutandomi ad aiutare gli altri, i miei ragazzi disabili, che anno dopo anno crescevano di numero sempre più.

Faccio uso quotidiano di stampelle e non posso fare sforzi fisici nelle mie condizioni, pena se nò giorni interi a letto. Non ho mai chiesto la grazia per guarire dalle mie malattie, nè la chiederò perchè penso che ci siano molte altre persone al mondo più bisognose di miracoli e attenzioni da parte di Dio. Io chiedo solo al Signore di darmi tanta pazienza e forza di sopportazione. Sono arrivata a Medjugorje con rabbia nel cuore per le ingiustizie che quotidianamente vedo intorno a me e che non riesco a risolvere, e Lei, mi ha donato quello di cui avevo più bisogno, senza che neanche glielo chiedessi: la serenità nel cuore.

Ero andata proprio lì a dire Grazie per tutte le cose belle che stiamo riuscendo a cielo5realizzare coi miei ragazzi disabili! Ero andata lì con l’obiettivo di aiutare gli altri, volevo trovare una comunità a Medjugorie che mi accettasse per far volontariato all’estero, pensavo fosse quella la cosa più giusta, la cosa che volevo fare da prima che mi ammalassi… E invece… la mia missione era un’altra e l’ho capito solo lì…

Ora sono tornata sul campo di battaglia della vita quotidiana, pronta ad affrontare tutto con più forza, con più dolcezza e con un sorriso ancora più bello, per portare pace e gioia di più agli altri. Capendo che la mia vera missione è qui in Calabria, non in giro per il mondo. Non c’è bisogno di andare lontani. La mia missione è qui in mezzo a voi, perchè anche qui, c’è tanto da fare, c’è tanto da migliorare… c’è tanto d’amare…

Carmensissi Malferà

tratto da “Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

 

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One comment

  1. M.Paola ha detto:

    È molto importante questa testimonianza…aiuta a capire che cos’è Medjigorje.