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Sant’ Eulogio e compagni

SANT’EULOGIO E COMPAGNI

MARTIRI DI CORDOVA

sacerdote martire (tra l’822 e l’859) 11 marzo

sant'eulogioCosa significa vivere sotto il dominio mussulmano? Quali i pro e i contro nello scontro religioso. Attraverso la  testimonianza di S. Eulogio e i suoi martiri ne abbiamo un effettivo riscontro.

Alla fine del VII secolo la Chiesa di Spagna stava vivendo un periodo di straordinaria vitalità. Ma la situazione presto cambiò  perché ondate di invasioni islamiche erano già alle porte dell’impero bizantino e stavano travolgendo le comunità cristiane del Nord Africa; nel 711 i musulmani avevano già conquistato quasi tutta la Spagna. 

Questo non significò la fine del cristianesimo nel paese, ma i cambiamenti causati dalla presenza degli arabi furono immensi. Cordova divenne la capitale del regno arabo e da qui si diffuse la cultura islamica, portando molti aspetti positivi (maggiori possibilità di commercio, utilizzo di materiali esotici che adornavano moschee, palazzi e castelli, ampio sistema per fornire acqua potabile alla città, pavimentazione delle strade, scuole per i bambini poveri, bagni pubblici e un servizio di polizia) ma, con la sua espansione, venne anche minato il cuore della civiltà cristiana del paese. Nel periodo in cui i musulmani furono al governo il paese fu rafforzato e la corte divenne il centro della vita artistica e intellettuale, anche se ne  beneficiavano solo gli occupanti e coloro disposti a uniformarsi.

Gli arabi non erano soliti annientare le popolazioni conquistate, né sopprimerne i costumi e la religione, ma esercitavano comunque un rigido controllo. A lungo andare l’inevitabile convivenza con il potere occupante venne percepita come dannosa per le caratteristiche peculiari della popolazione indigena, provocando non solo il risentimento, ma addirittura la san eulogio1disperazione di vedere cancellati i propri valori. I cristiani assediati vedevano con terrore la prospettiva di una conversione all’Islam, per molti aspetti. La vita quotidiana era dura anche se gli occupanti erano sostanzialmente tolleranti: oltre alle tasse generali necessarie per raccogliere fondi per le nuove costruzioni, vi era l’odiata tassa per tutti i non musulmani. 

Per poter sopravvivere era necessario saper parlare un po’ di arabo, per prosperare bisognava conoscerlo in maniera fluente, e questo non era possibile senza studiare la letteratura araba, già vastissima (anche se giunse al suo splendore solo nel secolo successivo). Alcuni tuttavia intrapresero gli studi con entusiasmo e intenzioni riconciliatrici e numerosi ebrei e cristiani  arrivarono a ricoprire cariche importanti nell’amministrazione, nonostante il divieto formale. I matrimoni misti giunsero a complicare la situazione, soprattutto quando sorgevano problemi per la formazione religiosa dei figli: il figlio di un musulmano doveva essere musulmano e se sceglieva il cristianesimo diveniva apostata e meritevole di morte.

I cristiani si trovarono a vivere sotto il regime di una religione monoteista, e vi era chi si chiedeva quale fosse in fondo la differenza tra i due credo; da un punto di vista morale, poi, i cristiani erano disgustati dai lussi e dai piaceri della corte ma anche pii musulmani ne condividevano i sentimenti.

Tuttavia anche se Maometto non avrebbe mai potuto prendere il posto di Gesù nella maggioranza dei cristiani, la scelta di esaltare la propria fede in Cristo avrebbe portato a un ripudio esplicito del Profeta e alla sicura condanna a morte e molti vacillarono. Il clero cristiano, educato nelle proprie strutture e legato alla propria tradizione, aveva chiaro tutto ciò e anche gli arabi da parte loro erano consci che la san eulogio2gerarchia ecclesiastica sarebbe stata il fulcro della resistenza. Un modo per neutralizzarla fu quello di controllare le nomine: nessun vescovo poteva essere eletto senza l’approvazione dell’emiro o senza pagare una tassa ed era possibile acquistare il vescovado pagando.

I cristiani più radicali consideravano Recafredo, metropolita di Siviglia, un burattino dei musulmani (anche se non ci è possibile sapere in quale misura egli fosse effettivamente compromesso), e a un certo momento Eulogio, sacerdote della basilica di S. Zoilo di Cordova, smise di dire Messa per non dar più l’impressione di essere in comunione con lui; a coloro che sottolineavano la tolleranza degli arabi disse:

«Si può veramente dire che noi conviviamo pacificamente quando loro distruggono le nostre basiliche, insultano i preti e ci obbligano a pagare una tassa intollerabile ogni mese? Nessuno di noi può stare tranquillo tra di loro o vivere in pace. Nessuno può attraversare la strada senza essere ricoperto di insulti. Quando siamo obbligati a uscire ed essi vedono che siamo sacerdoti, ci insultano con insolenza, come se fossero fuori di sé, per non parlare dei bambini che ci seguono per le strade tirando pietre».

Eulogio apparteneva a una vecchia famiglia “senatoriale“. Nella nuova situazione la famiglia aveva visto ridurre sensibilmente la sua importanza, ma era rimasta fedele al cristianesimo. Destinato al sacerdozio dalla madre, Eulogio era stato iscritto all’età di sette anni nella scuola della basilica di S. Zoilo, dove si preparò alla carriera ecclesiale. Intelligente e diligente, venne presto nominato “direttore degli insegnanti”. Cercò ovunque in Cordova insegnanti che l’aiutassero ad approfondire gli studi e fu così che incontrò l’abate Speraindeo, un eremita, studioso dei Padri della Chiesa, amante della fede, che apprezzava la lingua latina e la cultura iberica.

Speraindeo era troppo buono per covare sentimenti di odio, ma non poteva provare altro che repulsione verso i san eulogio3conquistatori arabi e tutto ciò che avevano portato in Spagna. La sua influenza su Eulogio pare sia stata considerevole. Tra i fedeli dell’abate, Eulogio incontrò un giovane uomo, suo coetaneo.  Paolo Alvaro, per cui provò un’immediata simpatia e di cui condivideva i gusti e le aspirazioni, specialmente l’amore per i dibattiti teologici. Fin dal primo momento divenne suo amico e confidente e maturarono insieme le scelte fondamentali: Eulogio venne ordinato prete e Alvaro si sposò.

Eulogio era un uomo di preghiera e penitenza: Alvaro racconta di notti trascorse in preghiera. Visitava spesso i numerosi monasteri sulle colline di Cordova, dove incontrò spiriti affini che incoraggiarono il suo fervore e che egli stesso sostenne, tanto che una di queste comunità chiese a Eulogio di comporre per loro una regola. La sua amicizia con i monaci fu importantissima nella storia dei martiri di Cordova, poiché molti provengono da questi gruppi.

Ugualmente importante per lui, che sarebbe diventato, con le parole di Alvaro,ì’incitator martyrum et laudalor (l’incitatore dei martiri e il loro cantore), fu la sua nomina come capo della scuola di S. Zoilo. I giovani cristiani vennero infiammati dal suo appassionato attaccamento alla fede e alla cultura che aveva sviluppato nei secoli. Assunse abbastanza spontaneamente la guida dei cristiani radicali, consigliandoli, proteggendoli, accompagnandoli al patibolo e più tardi scrivendo i loro Acta, inserendoli nella folla eroica dei martiri romani. Eulogio fu allo stesso tempo biografo, apologista e propagatore dell’ideale del martirio.san eulogio5

Questo ideale non raccolse il favore di tutta la comunità cristiana, che tendeva piuttosto a mantenersi su livelli meno intransigenti. Perché dover scambiare un accettabile, anche se poco confortevole, modus vivendi con gli arabi con un regime di oppressione? I musulmani stessi erano sconcertati dal disprezzo per la morte dei cristiani e dal loro ridere in faccia alle torture; chiesero quindi non solo l’aiuto del vescovo Recafredo, ma invocarono anche un concilio dei vescovi per fermare il movimento.

Il martirio avrebbe solamente esacerbato gli animi di tutti, cristiani e musulmani. Tuttavia, a sostegno delle loro azioni, alcuni martiri citarono le parole di Cristo, che aveva promesso di ripudiare davanti al Padre coloro che avessero rifiutato di testimoniarlo davanti agli uomini.

Il primo martire nell’850, Perfetto, fu ucciso quasi per caso. Egli era un sacerdote della basilica di S. Acisclo, centro della cultura cristiana, che conosceva bene l’arabo. Accusato di aver definito Maometto un falso profeta, inizialmente negò l’accusa per paura della morte, ma, una volta imprigionato, ritrovò il coraggio e venne quindi decapitato il 18 aprile 850.

Poche settimane dopo fu la volta di Isacco (3 giu.), un cristiano di nobili origini, che conosceva così bene l’arabo da ricoprire uno dei posti più alti nell’amministrazione. Egli aveva abbandonato tutto ed era entrato nel monastero di Tabanos, ritornando dopo tre anni per affrontare i suoi ex colleghi. Venne condannato per aver proclamato impostore il Profeta e quindi decapitato; il suo corpo, appeso per i piedi, fu san eulogio3esposto per diversi giorni e poi bruciatole sue ceneri furono gettate nel Guadalquivir, in modo che non rimanesse nemmeno la più piccola reliquia. Stessa fine si riservava a tutti coloro che non riconoscevano Maometto come profeta o lo insultavano.

ll desiderio di donarsi al martirio, acquistò comunque nuova forza.

Flora, sorella di un diacono Paolo già martirizzato, e suo fratello erano figli di un matrimonio misto: il padre, musulmano, era morto e il ragazzo, musulmano per legge, era diventato capofamiglia. La madre, cristiana, aveva educato Flora e sua sorella nella fede cattolica. Tradite dal fratello, Flora e la sorella fuggirono presso famiglie cristiane fidate. Il fratello diede inizio a una persecuzione contro cristiani sospettati di nasconderle: molti sacerdoti vennero imprigionati e i conventi presi di mira.

Flora tornò a casa e dichiarò di essere pronta ad affrontare la morte: il fratello la condusse dal cadi ed ella confessò la sua fede, dichiarando di non essere colpevole di apostasia perché era stata cristiana fin dall’infanzia e aveva poi fatto voto di rimanere vergine per amore di Cristo. Il cadi la fece frustare severamente e ordinò che fosse tenuta rinchiusa nella sua casa natale, da doveriuscì a scappare con la sorella, rimanendo poi nascosta per sei anni, fino a comparire nuovamente davanti al cadi.

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Maria, figlia di madre araba convertita e di padre cristiano, il cui fratello Wallabonso era morto martire, era diventata suora nel monastero di Cuteclara. Informata da una sorella che Wallabonso le era apparso e le aveva chiesto di dire alla sorella di smetterla di rattristarsi perché presto si sarebbero ritrovati nella gioia del paradiso. Maria si preparò a consegnarsi al cadiSi recò in chiesa per chiedere forza e là incontrò Flora, che si stava preparando a compiere il medesimo passo. Il cadifu allo stesso tempo rattristato e stupito dallo spirito di quelle due donne e le rinchiuse in una cella insieme a delle prostitute. Se Isacco è considerato il precursore e la guida dei martiri. Flora e Maria sono la loro gloria. Anche  Eulogio fu messo in prigione nell’ottobre o nel novembre 851 insieme a Saul, vescovo di Cordova e a diversi preti e abati catturati dopo la fuga di Flora.

Essendovi la possibilità che qualcuno abusasse delle due donne, Eulogio scrisse alle due donne riportando la frase di S. Agostino che la verginità è una caratteristica dell’anima che non può mai venire distrutta se non vi è un consenso interiore alla sua violazione. La lettera ci rivela lo zelo appassionato di questo apostolo del martirio, frammisto alla tenera ammirazione che provava per Flora. Le donne furono portate nuovamente davanti al cadi ma, poiché non erano disposte a cambiare idea, furono condannate a morte.

La ricerca volontaria della morte messa in atto da una minoranza, secondo alcuni di entrambe le parti, fanatica, isterica e suicida lasciò contrariati cristiani e musulmani. La risposta degli arabi fu di aumentare le pene e di fare pressione sui vescovi, che il re aveva convocato in concilio, perché condannassero i martiri e proibissero di ricercare la morte denunciando il Profeta. Eulogio si trovò nel centro della controversia, dal momento che era considerato il primo responsabile del movimento. I vescovi scrissero una formula per soddisfare le richieste del governo, anche se non condannarono apertamente il movimento.

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In seguito il re Abd al-Rahman II morì e, nel settembre o ottobre 852, gli succedette il più severo Muhammed I. Subito licenziò tutti i cristiani che detenevano cariche amministrative a corte e mise in atto una serie di decreti con lo scopo dipiegarne la volontà. Le chiese che erano state costruite o restaurate durante i trecento anni precedenti furono distrutte (e nel frattempo si procedette con l’ampliamento della moschea di Cordova), le tasse sulla popolazione cristiana vennero aumentate e le pensioni militari vennero sospese. Come conseguenza alcuni cristiani abiurarono. Eulogio fu frustato ma si rifiutò di accettare una punizione così degradante:

«Pensi di poter straziare il mio corpo con la frusta? Se hai intenzione di farmi rendere l’anima a Dio, faresti meglio ad affilare la spada. Sono cristiano, e lo sono sempre stato. Credo che Cristo, figlio di Maria è il vero figlio di Dio».

Eulogio fu mandato a palazzo, dove fu organizzato in fretta un tribunale di ufficiali di corte. Uno di questi, costernato nel vedere un uomo così buono e importante in pericolo di vita, tentò di persuaderlo ad abiurare, promettendogli che lo avrebbe tratto in salvo. Eulogio ringraziando respinse l’offerta: «Se solo tu sapessi che cosa mi attende!». Fece un’ulteriore confessione di fede prima di essere condannato a morte. Mentre lo portavano via uno degli eunuchi lo colpì sulla guancia, Eulogio gli offrì anche l’altra, ma fu spinto fuori dalle guardie. Arrivato al luogo dell’esecuzione egli si inginocchiò, aprì le braccia, si fece un ampio segno di croce, pregò in silenzio e offrì il collo alla spada. Era l ’11 marzo 859.

I cristiani seppellirono S. Eulogio nella basilica di S. Zoilo e Lucrezia in quella di S. Genesio. Nel 1305 i loro resti furono traslati nella cattedrale di Oviedo

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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