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Sant’Esichio di Gerusalemme

Sant’Esichio di Gerusalemme

sacerdote (ca. 450) 28 marzo 

santi (1)

Esichio, presbitero di Gerusalemme, viene descritto come un «testimone quasi anonimo della tradizione cristiana», tanta era la sua modestia e la sua prudenza. Inoltre, per le vicende storiche, ci è arrivata solo una parte della sua opera. 

Un menologio del X secolo riferisce che egli nacque e studiò a Gerusalemme, divenne monaco ed eremita e fu in seguito ordinato sacerdote dal vescovo della città. La Vita di S. Eutimie (20 gen.), scritta da Cirillo di Scitopoli, narra che Esichio faceva parte del gruppo che venne da Gerusalemme nel 429 per partecipare alla dedicazione della chiesa della laura fondata dal santo. È descritto come un sacerdote colto e un dottore della Chiesa di Gerusalemme. Egli era perciò conosciuto dai suoi contemporanei, per i quali doveva essere naturale vederlo tra coloro che accompagnavano il vescovo.

Esichio visse sotto tre vescovi: Giovanni, Prailio e Giovenale, e probabilmente incontrò anche S. Girolamo (30 set.), Cirillo di Alessandria (27 giu.), Melania la Giovane (31 dic.) e Pietro l’Ibero. A differenza di questi santi, però, il tono dei suoi scritti non è per nulla polemico. Nei suoi scritti non c’è eco, per esempio, dell’imbarazzante invito fatto da Giovanni, vescovo di Gerusalemme, a Pelagio, e nemmeno cita le controversie con gli ariani che divisero le Chiese nel periodo tra il concilio di Nicea e quello di Costantinopoli. Come Cirillo di Gerusalemme (18 mar.), Esichio concentrò la sua attenzione sulle Scritture, ma considerandole all’interno della liturgia, che gli permise di sviluppare molti temi e gli fornì il vocabolario da utilizzare.

timthumbEvitava sottigliezze esegetiche o digressioni personali: per lui le Scritture erano

«perfetta sapienza, il punto di partenza e di arrivo al quale bisogna conformare la nostra intera esistenza».

Le sue omelie di Pasqua erano tenute probabilmente nei Matyrium, lo spazio aperto nella basilica di Costantino ritenuto il luogo della crocefissione: esse esaltano la croce, strumento di vittoria del Cristo risorto, alla cui resurrezione anche noi parteciperemo e fa dei riferimenti interessanti al cero pasquale e a Cristo come luce posta sul candeliere della croce. Cristo è anche la tromba della resurrezione, nella quale si rivela la sua natura divina e umana. S. Basilio ci dice che Esichio scrisse un’esposizione dell’intera Bibbia, ma sono rimasti solo i commenti al Levitico e ai Salmi. Oltre a questi ha lasciato una meditazione su Giobbealcune omelie sulla Presentazione del Signore, alcuni frammenti sui profeti e dei discorsi su Maria, di cui esalta la verginità e la purezza perfetta:

«Tu hai presentato l’integrità del tempio del tuo corpo, hai mantenuto il tuo tabernacolo immacolato e perciò il Padre è stato tuo ospite, lo Spirito Santo ha steso su di te la sua ombra e il Figlio si è fatto carne in te».

Queste opere ci aprono a una visione unitaria della Scrittura, che tende a Cristo e in lui ha il suo culmine: «Il mistero dell’Incarnazione entra dal principio nel progetto della prima creazione». La dottrina eucaristica di Esichio, come quella di S. Cirillo di Gerusalemme, è fortemente realistica: «Uno può, per ignoranza, ricevere il Mistero e tuttavia non essere consapevole del suo potere, non comprendendo che quelli sono veramente il Corpo e il Sangue [di Cristo] ».

L’eucarestia è un sacrificio, uguale a quello della croceSi immolò volontariamente all’inizio, quando prese il pane e lo spezzò, e poi sulla croce quando fu inchiodato al legno»; in ogni modo: «Se non fosse stato crocifisso, non avremmo mai gustato il mistico Corpo di Cristo».Noi non mangiamo solo il Corpo di Cristo, ma anche il vero «memoriale della sua passione», che ci chiama a una identificazione personale con quella passione.“

Cristo è presente per trasformarci attraverso il nostro assorbimento interno del suo santiintero essere, Verbo divino e Agnello immolato. La completezza della vita cristiana non è null’altro che la grazia di Dio che suscita la nostra devozione personale:

«Tenetevi lontani dalla colpa così che ogni giorno possiate partecipare al banchetto mistico; così facendo il vostro corpo diventa il Corpo di Cristo».

In una delle sue omelie disse: “E’ dunque compito della vigilanza vagliare senza posa le fantasticherie che passano nella mente; è questa un’opera utile e molto feconda per l’anima. Compito dell’opposizione è smascherare e svergognare l’immagine che tenta di penetrare nella mente sotto le spoglie di un oggetto sensibile. L’invocazione del Signore , invece , sgretola e distrugge ogni macchinazione dei nemici , ogni parola , ogni fantasia , ogni idolo e ogni monumento di malvagità. Noi stessi , con la mente, possiamo vedere come li colpisca e sconfigga potentemente Gesù , Dio nostro onnipotente , e come difenda noi umili , miseri e buoni a nulla.”

E possibile che S. Esichio abbia vissuto fino al concilio di Calcedonia, ma è più probabile che sia morto verso la metà del V secolo.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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