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SAN PATRIZIO

SAN PATRIZIO

vescovo (v sec.) 17 marzo 

Non aveva ancora sedici anni quando una banda di san-patriziopirati irlandesi invase la proprietà e lo rapì con alcuni degli schiavi del padre. Il livello di privazioni al quale venne sottoposto lo portarono a diventare un docile strumento nelle mani di Dio. 

La storia di San Patrizio è riportata solo da leggende tarde, che non possono essere considerate attendibili storicamente. Le notizie certe vanno dedotte dai suoi scritti più che da quelli dei biografi del VII secolo, Tirechàn e Muirchù, o da fonti ancora più tarde. Gli studiosi contemporanei stessi non hanno raggiunto un accordo per quanto riguarda la datazione, i viaggi o l’attività missionaria di Patrizio, ma sono unanimi nel giudicare autentici e di valore storico impareggiabile i suoi due scritti, la Lettera ai soldati di Carotico e le Confessioni.

La Britannia romana del V secolo, benché l’impero fosse in declino, manteneva un carattere latino, ma le sue frontiere, senza la difesa romana, divennero estremamente instabili: a sud del Vallo di Adriano, verso nord est, sorgeva la città di Carlisle, dove si crede che Calpornio, il padre di San Patrizio, fosse decurione civile, e nelle cui vicinanze era il villaggio di Bannavem Taberniae, dove si trovavano il podere familiare e la casa dove Patrizio crebbe. Suo nonno. Polito, era un sacerdote, mentre Calpornio era diacono. Inoltre nella S. PATRIZIOtenuta vi erano degli schiavi, segno della relativa ricchezza del casato. I racconti di Patrizio danno l’idea di una famiglia non molto osservante che, per quanto ne sappiamo, non gli impartì un’educazione religiosa approfondita. Deve però aver ricevuto il battesimo e aver frequentato una parrocchia, in quanto egli tenta di interpretare il fatto che fu rapito come una punizione per non aver ascoltato le esortazioni dei presbiteri.

San Patrizio non aveva ancora sedici anni quando una banda di pirati irlandesi invase la proprietà e lo rapì con alcuni degli schiavi del padre, conducendolo nel nord ovest dell’Irlanda (secondo un’altra tradizione venne invece portato nel nord est, nell’attuale Antrim). Patrizio rimase prigioniero sei anni, portando al pascolo il gregge del suo padrone e la tradizione di Antrim colloca questi fatti alle pendici deformazione dello spirito di uno dei più grandi missionari della Chiesa.

Il figlio del decurione, conscio della propria romanità e del suo stato sociale, era profondamente umiliato dalla condizione di schiavo che gli era stata imposta. Durante la prigionia non se ne reseconto, ma per il resto della vita rimpianse poi l’istruzione che non ebbe la possibilità di ricevere. Aveva appena imparato ad esprimersi nella lingua madre, che si vide obbligato a apprenderne un’altra. La nostalgia per la patria, per il suo popolo e la sua famiglia, unita alla solitudine e alla povertà, alla sopportazione delle dure condizioni climatiche, lo condussero a quel livello di privazione nel quale Dio solo si rivela come l’unico e inalienabile tesoro dello spirito.

La preghiera divenne il sostegno di San Patrizio. Egli afferma che il richiamo all’orazione era talmente insistente e una tale fonte di gioia che avrebbe volontariamente affrontato il gelo, la neve o la pioggia per portare al pascolo gli animali e potersi immergere in essa. L’amore e il timore di Dio, dice, aumentavano sempre di più man mano che la sua fede si approfondiva e lo Spirito agiva dentro di lui. Le vicende successive san patrizio3confermarono l’impressione che, durante questi anni, egli si fosse trasformato in uno strumento docile nelle mani di Dio, tanto da arrivare a considerare la sua prigionia come una benedizione e la possibilità di una vita di preghiera come una grazia pura ed immeritata. Non vi sono menzioni di conversazioni o di amicizie intrattenute con i suoi coetanei, di tentativi di comunicare ad altri il fuoco che lo consumava, anche se l’invito che avrebbe ricevuto a tornare in Irlanda presuppone che egli avesse colpito in un certo modo quelli che lo circondavano.

«Presto tornerai al tuo paese […]. Vedi, la tua nave è pronta»

fu il messaggio che ascoltò una notte in sogno. San Patrizio scappò e camminò per più di trecento chilometri

«nelle mani di Dio che guidava la [sua] via»,

fino a che trovò effettivamente una nave pronta per salpare. Dopo tre giorni di mare, il vascello attraccò in un luogo non ben identificato. Il capitano e la ciurma scesero a terra, e per ventotto giorni il gruppo, tra cui anche San Patrizio, camminò senza incontrare nessuno e nessun segno di vita. Poiché il cibo si stava rapidamente esaurendo, il capitano sfidò Patrizio, che da cristiano credeva in un Dio onnipotente, a ottenere cibo per tutti. La risposta di Patrizio dà un’idea della fiducia in Dio maturata negli ultimi sei anni:

«Mi rivolgerò con fede al Signore mio Dio, a cui nulla è impossibile […]».

Dopo poco incontrarono un branco di maiali che, insieme alla scoperta di miele selvatico, furono loro di cibo. Non è chiaro se questa regione desolata si trovasse in Britannia o in Gallia. San Patrizio infatti aveva ricevuto in sogno la promessa di un ritorno imminente alla sua terra, ma rimane comunque la possibilità di uno sbarco e di un soggiorno nella Bretagna francese.

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In ogni caso egli trovò la strada per fare ritorno alla sua famiglia. La loro gioia nel rivederlo e la loro sollecita dichiarazione che non doveva mai più lasciarli fece accadere ciò che essi temevano di più. Patrizio vide

«in una visione notturna qualcuno che sembrava venire dall’Irlanda […] portando molte lettere, una delle quali la consegnò [a lui]».

San Patrizio lesse la lettera che risuonava della lingua irlandese e gli sembrò di udire

«le voci di quelli che stavano attorno alla foresta di Vocluto, vicino al mare occidentale ». Lo imploravano di tornare: «Vieni, e d’ora in avanti cammina con noi». San Patrizio fu molto colpito. Più tardi ricevette la conferma che l’appello era stato ispirato da Dio: «Egli, che ha dato se stesso per voi, parla in voi».

Non era un semplice richiamo d’amicizia: San Patrizio non aveva null’altro da dare se non la fede che possedeva. In quel periodo parla di sé nelle Confessioni come di un diacono, fatto che indica che aveva deciso di seguire la strada per prepararsi al sacerdozio. La sua missione in Irlanda venne approvata dai suoi “superiori”, anche se alcuni sollevarono delle perplessità che gettarono San Patrizio, mai completamente sicuro di se stesso, nel dubbio.

Alla fine Patrizio, rifiutando di accettare alcun aiuto dalla Chiesa locale, vendette i suoi beni per ottenere fondi per la sua missione e partì per l’Irlanda – attorno al 430 o al 450 – questa volta come schiavo di Cristo e con la ferma determinazione di non abbandonare mai il paese d’adozione. È impossibile dedurre dai suoi scritti i progressi dell’evangelizzazione o anche indicare i luoghi dove operò.

San Patrizio stesso rivela che vi furono tempi in cui la sua vita era minacciata, e che in un’occasione fu preso prigioniero, incatenato e apparentemente condannato a morte. Dovette fare doni al capitano locale e ai suoi uomini perché gli facessero da guide per raggiungere le più remote regioni del mondo abitato. Era stupito dal gran numero di seguaci che raccoglieva, dai numerosi giovani che spontaneamente sceglievano la vita monastica nonostante l’opposizione dei genitori. La commozione di San Patrizio si mostra chiaramente quando racconta del battesimo conferito a «una benedetta donna scozzese, di origine nobile e molto bella, di età adulta, che battezzai» e che in seguito decise di abbracciare la verginità.

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L’amore di San Patrizio per i suoi “figli” lo condusse a reagire in maniera esagerata quando i soldati di Corotico portarono via alcuni nuovi cristiani del suogregge per venderli come schiavi: egli  conosceva troppo bene gli orrori della schiavitù e, quando seppe che il giovane che aveva fatto voto di verginità aveva ceduto alle pressioni, pianse amaramente. Ciò che lo faceva infuriare era il fatto che l’incursione era stata compiuta da cristiani e romano-britanni come lui e nella sua Lettera ai soldati di Corotico arrivò perfino a scomunicare i colpevoli. Probabilmente agendo in questo modo ultra vires San Patrizio attirò su di sé l’ira dei vescovi britanni. Cadde in una profonda crisi di fede:

«Quando alcuni dei miei superiori mi accusarono nonostante il mio laborioso episcopato, fui fortemente tentato di scomparire per sempre».

Riuscì a superare la crisi e addirittura, alla fine della vita, ricco di grazia per se stesso e per la gente che aveva condotto alla fede in Dio, San Patrizio desiderò difficoltà maggiori da sormontare,  affermando che il martirio lo avrebbe soddisfatto maggiormente. Patrizio morì il 17 marzo, probabilmente nella seconda metà del V secolo. Il pellegrinaggio penitenziale a Connaughts Croagh Patrick, che commemora i leggendari quaranta giorni di digiuno del santo, riflette la sua reale propensione ascetica. Il pellegrinaggio a Station Island su Lough Derg nel Co. Donegal, che risale al XII secolo, è anch’esso caratterizzato dal medesimo spirito di penitenza. Ma il culto di San Patrizio non è limitato alla sola Irlanda. Ovunque i missionari irlandesi sono arrivati, e dunque in ogni angolo della terra, hanno portato con loro la devozione all’apostolo dell’Irlanda.

È INVOCATO: – per la liberazione delle anime del purgatorio – contro la rabbia e l’inferno – come protettore dei minatori

san-patrizio1Il giorno di San Patrizio 

Viene ormai festeggiato in quasi tutto il mondo e non più solamente da chi abbia discendenze irlandesi. Le celebrazioni sono generalmente incentrate su tutto ciò che abbia a che fare con l’Irlanda e il verde (simbolo dell’isola). In questo giorno infatti si suole mangiare cibo di quel colore e vestirsi della stessa tonalità. In particolare, sui vestiti ad esempio, non può mancare il trifoglio. Questa pratica era diffusa già agli inizi delle celebrazioni in onore del Santo; questo perché la tradizione afferma che egli spiegò la Santa Trinità agli irlandesi pre-cristiani proprio attraverso questa pianta a tre foglie. Di conseguenza vestirsi di verde il 17 marzo e il trifoglio stesso, sono diventati simbolo di quel giorno.

Fonte: Il primo grande dizionario dei Santi di Alban Butler

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