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Santa Teresa Verzeri

Santa Teresa Verzeri

Fondatrice  delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù

(1801-1852) 03 marzo
Teresa Verzeri

Teresa Verzeri è una donna coraggiosa, forte e decisa. Nel suo cammino di fede aprì il suo cuore all’amore del Padre e alla fedeltà alla divina volontà. Innamorata di Gesù Cristo e del Suo progetto di Vita. Sensibile alla sofferenza ed alla povertà, assieme ad alcune giovani diede inizio alla Congregazione delle Figlie del S. Cuore di Gesù.

Teresa Verzeri nacque a Bergamo il 31 luglio 1801 e fu la primogenita dei sei figli avuti da Antonio e da sua moglie, Elena della famiglia dei conti di Predocca Grumelli. Si dice che già all’età di dieci anniquando fece la prima comunione, abbia espresso il desiderio di farsi suora e che, quando fece la cresima fosse già completamente convinta di voler seguire la via monacale.

Il canonico della cattedrale di Bergamo, Giuseppe Benaglio, dopo la morte di Antonio Verzeri era diventato il consigliere spirituale di tutta la famiglia e così ebbe anche la responsabilità di aiutare la piccola Teresa a seguire la propria vocazione. Teresa a sedici anni entrò nel monastero benedettino di S. Gratama non potè fare i voti perché in quel periodo era in vigore una legge di Giuseppe II che proibiva alle novizie di vestire l’abito monacale prima dei ventiquattro anni.

mons. BenaglioIl canonico Benaglio le suggerì allora di tornare a casa. Nell’agosto del 1821 tornò ancora a S. Grata, ma si ritrovò a dover affrontare la stessa proibizione, che ormai aveva colpito non solo le novizie, ma l’intera comunità. Le interferenze politiche, di fronte alle quali le monache erano impotenti, avevano disorientato la comunità e intaccato la sua osservanza. Una volta che  il lassismo si era diffuso, l’opposizione alla riforma trovò strada facile e così Teresa, che era invece a favore della riforma, ebbe da subito diversi nemici. Riuscì comunque a conquistarsi la fiducia dei superiori, che le affidarono la responsabilità delle novizie.

Le divisioni presenti all’interno della comunità e l’opposizione ai cambiamenti crearono però una situazione che spinse Benaglio a sconsigliare a Teresa di rimanere a S. Grata; egli tra l’altro stava pensando di fondare una comunità dedita all’educazione delle giovani e alla vita contemplativa. Teresa Verzeri rimase affascinata da quel progetto e, quando il canonico le propose di lasciare S. Grata, lo seguì con grande spirito di obbedienza. Più tardi essa chiese a Benaglio il permesso di poter tornare presso le benedettine, poiché sentiva che la vita di clausura era più vicina alle sue esigenze spirituali. Il padre spirituale acconsentì e così Teresa Verzeri entrò nel convento per la terza volta. Il suo ritorno non fu visto di buon occhio da alcune sorelle, quindi, sebbene avesse in precedenza rivestito ruoli di prestigio, quella volta ricevette l’incarico più umile e duro.

Ormai, avendo superato i ventiquattro teresa verzerianni, ricevette l’abito, ma i suoi dubbi, accompagnati da una forte aridità spirituale, e Senza dubbio esacerbati dai problemi della comunità, la portarono a vivere un periodo di grande sofferenza. Benaglio, dopo essersi consultato con S. Maddalena di Canossa (14 mag.) propose a Teresa di lasciare definitivamente il monastero di S. Grata. Essa si unì a Virginia Simoni, un’altra donna che si era affidata alla guida del canonico, e, in una casa di campagna in località Gromo, iniziò a fare dei corsi di catechismo per giovani ragazze. Quello fu il primo passo per la fondazione della nuova congregazione.

Dopo poco si unirono alle due Antonia, sorella di
Teresa, e Caterina Manghenoni e tutte assieme fecero i voti privati nelle mani di don Benaglio, che propose anche che la formazione delle ragazze diventasse lo scopo del nuovo istituto. Esse adottarono uno stile di vita molto severo, con lunghi periodi di digiuno e di silenzio. Teresa Verzeri ebbe spesso problemi spirituali, dubbi e tentazioni, ma molti nuovi arrivi, tra i quali altre tre sue sorelle, Maria, Giuditta e Caterina, e sua madre, andarono a infoltire la comunità. La nuova congregazione viveva sotto la direzione generale del canonico Benaglio e con il suo aiuto venne redatta una regola che nel 1842 venne approvata dal vescovo di Bergamo.

teresa verzeri (2)

La regola prevedeva la creazione di scuole per i bambini poveri, l’assistenza alle donne malate, centri ricreativi di ispirazione religiosa per ragazze bisognose da un punto di vista morale, e l’organizzazione di ritiri ed esercizi spirituali per donne laiche. Il vescovo, Carlo Gritti Morlacchi, che inizialmente era stato favorevole alnuovo ordine, cominciò a frapporre ostacoli che andarono ad aggiungersi alle difficoltà interne derivanti dalle continue crisi esistenziali di Teresa e alla sua apparente incapacità di prendere decisioni.

Quando Teresa Verzeri acquistò un vecchio monastero a Brescia, il canonico Pavoni fu l’architetto e l’incaricato per la supervisione dei restauri; andò diverse volte a Bergamo e a Trento per conto della superiora e trovò un prete che celebrasse la Messa quotidiana nel convento.

Pavoni e Teresa si rispettavano profondamente e la loro stima reciproca è rimasta tra le due congregazioni anche nei centocinquant’anni successivi alla morte dei due fondatori. Dopo che era stata aperta la casa di Roma, Teresa Verzeri e la sua congregazione crebbero in grazia, santità e numero. La sua profonda esperienza di Dio, la comprensione intuitiva del carattere delle persone, oltre alle premure e al rispetto per le figlie spirituali, che essa considerava tutte destinate alla santità, le diedero un’autorità e un’umanità che la resero amata e rispettata da tutti. 

I principi del messaggio di Teresa Verzeri erano: la fede, la speranza, l’amore per Dio, l’abbandono alla volontà di Dio, amore per il prossimo, povertà, umiltà, semplicità, prudenza e gratitudine. La fondatrice si recò in visita a Torino, dove S. Maddalena Sofia Barar (25 mag.) aveva già iniziato i ritiri per le laiche; colpita dalla somiglianza dei due istituti, pensò di unificare il suo a quello della Società del Sacro Cuore, ma ben presto capì che c’era spazio e bisogno per due congregazioni diverse. Prima che la congregazione potesse raggiungere sicurezza e solidità, le suore dovettero superare molte altre difficoltà, ma finalmente nel maggio del 1841, Teresa Verzeri e le sue consorelle poterono fare i voti perpetui di fronte al cardinale Costantino Patrizi, prefetto della Teresa Verzeri1congregazione per i vescovi.

L’approvazione della Santa Sede arrivò qualche giorno dopo e venne confermata nel settembre del 1847, quando l’istituto fu autorizzato ad aprire una casa a Roma. Tra coloro che avevano aiutato Teresa Verzeri ci fu B. Ludovico Pavoni da  Brescia (1 apr) che, nel proprio istituto, stampò la regola costitutiva della congregazione in un periodo in cui, viste le lotte  antipapali e antireligiose del tempo, non era certo prudente.

Si ammalò di colera durante un’epidemia che spazzò l’Italia del nord e morì il 3 marzo del 1852. E’ stata beatificata da papa Pio XII nel 1946.  Le è stato riconosciuto dalla Chiesa come intervento miracoloso la guarigione di una suora del Brasile, Suor Lidia Ternes (morta nel 1993); le si doveva amputare una gamba, ma improvvisamente ed inspiegabilmente un giorno si alzò dal letto e camminò completamente guarita. È dunque per la guarigione istantanea di suor Lidia (ottenuta mediante la preghiera a Teresa Verzeri), che la Fondatrice approda alle rive della canonizzazione il 10 giugno 2001 da papa Giovanni Paolo II. Le Figlie del Sacro Cuore di Gesù sono attualmente presenti in Italia, Argentina, Brasile, india e nella Repubblica dell’Africa Centrale.

Fonti: il grande dizionario dei santi di Alban Butler /  http://www.parrocchie.it/

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