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BEATA ANTONIA DI FIRENZE

BEATA ANTONIA DI FIRENZE

Clarissa (1400-1472 ca) 28 febbraio

Di lei si disse: “Taceva ma la sua fama gridava.” Seppe Antonia_Maria_Vernavivere l’austera povertà con letizia evangelica e il suo trapasso fu segnato da miracoli, ma ancor prima si parla di fenomeni di levitazione e luce infuocata attorno al capo.

Nata a Firenze tra il 1400 e il 1401, trascorse la fanciullezza nell’anonimato di una famiglia ordinaria. Sposatasi in giovane età, Antonia rimase vedova dopo pochi anni di matrimonio. Senza dare ascolto ai genitori che tentavano di persuaderla a risposarsi, decise di dedicarsi alla vita religiosa. 

San Bernardino predicava nelle chiese e sulle piazze di tutta Italia, suscitando una vera primavera di vita cristiana. Predicò anche nella Chiesa di S. Croce a Firenze, dall’8 marzo al 3 maggio 1425. Antonia lo ascoltò e le nacque nel cuore la decisione di consacrarsi a Dio. Era attratta da un amore più grande, al quale seppe rispondere con una generosità piena e incondizionata, diventando una delle prime postulanti delle terziarie di S. Francesco, costituite a Firenze nel 1429 da B. Angelina di Marsciano (14 lug.).

BEATA ANTONIA DI FIRENZE

Ebbe un figlio che curò da sola e da sola attese alla sua prima educazione. Quella fiorentina era la quinta delle fondazioni di Angelina: la prima era sorta a Foligno nel 1397 e Antonia vi fu trasferita l’anno successivo al suo ingresso in considerazione dei suoi eccezionali meriti. Qui lavorò per tre anni sotto la diretta guida della fondatrice e poi venne inviata a L’Aquila come responsabile di una nuova fondazione, dando ancora una volta prova della sua santità nelle attività caritative.

Sentendo tuttavia che la regola delle terziarie di S. Francesco non era sufficientemente austera per lei, espresse a S. Giovanni da Capestrano (23 ott.), durante una visita di quest’ultimo a L’Aquila, il suo desiderio di uno stile di vita più duro; questi allora decise che Antonia si trasferisse, insieme ad altre undici suore, nel nuovo convento del Corpus Dominidove le religiose abbracciarono l’originaria regola di S. Chiara (11 ago.) alla lettera. Il convento, rivelatosi ben presto troppo piccolo per contenere tutte le aspiranti accorse numerosissime, dovette essere allargato per ospitare oltre cento religiose. Antonia chiamò la povertà la “Regina della casa”, mostrando un’inesauribile umiltà e cortesia nei rapporti con le consorelle, di cui fu superiora per sette anni.

Era tale la povertà che s’imposero che alcuni giorni dopo l’ingresso in Monastero mancava anche lo stretto necessario per Beata antonia da firenzesopravvivere e lei di persona decise di uscire con una compagna per chiedere elemosina. Tuttavia seppe vivere l’austera povertà con letizia evangelica, tanto che raccontano le compagne –  era sempre tanto allegra che pareva abbondasse di ogni cosa. Sapeva trascinare tutte con la parola e l’esempio; era forte e materna con tutte, coltivando l’unità e l’armonia della vita fraterna. – Le altre sorelle della fraternità subirono il fascino del suo esempio e molte di esse offrirono alla Chiesa un genuino esempio di santità. Ne citiamo alcune: beata Ludovica Branconío dell’Aquila, beata Giacoma dell’Aquila, beata Bonaventura d’Antrodoco, beata Paola da Foligno, beata Gabriella di Pizzoli, beata Giacoma da Fossa e tante altre.

Visse sempre in obbedienza e umiltà. Il suo stile di vita era limpidamente evangelico: occupava a mensa e in coro l’ultimo posto; indossava i vestiti più logori della comunità, messi fuori uso dalle sorelle; si faceva, per amore di Dio tutta a tutte. Le sorelle inferme, deboli, tentate e scoraggiate, trovavano sempre in lei conforto e l’amore tenero di madre pur essendo lei stessa affetta da un’orribile piaga che volle mantenere nascosta.

Dovette superare molte difficoltà personali dovute alla cattiva salute, logorata anche dalle apprensioni per il figlio dissoluto che dissipò l’intera eredità e per un gruppo di parenti litigiosi; non mancarono altre pene spirituali. Quando diede infine le dimissioni dall’incarico di superiora, dedicò il resto della propria vita alla preghieraSi racconta che l’abbiano spesso vista in estasi, e che a volte abbia mostrato fenomeni fisici ancor più sorprendenti, come la levitazione o l’apparizione di un’aureola di luce infuocata attorno al capo. Morì nel 1472 e fu sepolta con una cerimonia solenne; i vescovi, i magistrati e tutta la cittadinanza vollero a ogni costo sostenere gli oneri del funerale.

BEATA ANTONIA DI FIRENZE1Il suo trapasso fu segnato da miracoli prima ancora che fosse inumata la salma. Celebri rimasero le guarigioni istantanee del cittadino aquilano Zingarelli sofferente di idropsia e di suor Innocenza clarissa, aquilana anche lei che fu guarita dalle numerose piaghe dopo essersi distesa sul corpo di Antonia ad esequie avvenute. Dallo stesso male furono risanate una Maria aquilana e sr. Orsola clarissa anche lei. Quindici giorni dopo l’inumazione le suore disseppellirono il sacro corpo per rivederlo prima che si disfacesse completamente. Con grande meraviglia lo rinvennero fresco e incorrotto. Ripeterono più volte l’esperienza e se ne diffuse la voce in città; ma il vescovo Cardinale Agnifili, per evitare esagerazioni, ordinò che la salma fosse sepolta allo scoperto, fuori del luogo sacro.  Beatificata nel 1847, le sue reliquie si trovano a L’Aquila, dove sono conservati anche i resti di S. Bernardino da Siena (20 mag.) e del B. Vincenzo da L’Aquila (7 ago.). Ancora oggi, le sorelle povere, trascinate dal suo esempio e da quello della Madre S. Chiara, vivono una vita semplice, nel silenzio del chiostro, ponendo Dio come il “tutto” della loro vita. 

FontiIl primo grande dizionario dei Santi di Alban Butler /  www.clarissepaganica.org/

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