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VALTORTA 43a parte

BRANI TRATTI DALL’EVANGELO 

COME MI è STATO RIVELATO

di MARIA VALTORTA

8° LIBRO (43a parte)

da pag 95 a pag 133

Quando un popolo dimentica Dio… una visione di Gesù davanti alle rovine di una città e la sorte di Israele.  Gesù parla della perfezione negli uomini e risponde alla domanda di un giovane sulla virtù indispensabile. In fine Gesù spiega il significato del Suo sacrificio e l’invidia di Satana.

[…] dovete predicare la mia Dottrina anche col modo di vivere e convivere fra voi e con chi vi accoglie. Siate dunque sobri, pazienti, onesti nel dire, nel fare, nel guardare, di modo che giustizia emani da voi come un profumo. Voi vedete come gli occhi del mondo sono sempre su noi, per calunniarci o per studiarci, e anche per venerazione. Ma questi sono i meno fra i molti occhi che ci osservano. Eppure di questi pochi dobbiamo avere somma cura, perché sulla loro fede si appunta lo studio del mondo per sgretolarla, e tutto gli serve per arma a distruggere l’amore dei buoni per Me, e per voi di conseguenza. Non aiutate perciò il mondo con un modo di vita non santo, e non appesantite la fatica di quelli che devono difendere la loro fede dalle insidie dei miei avversari coll’essere per loro oggetto di scandalo. Lo scandalo rende perplesse le anime, le allontana, le indebolisce. Guai all’apostolo che è scandalo alle anime Pecca contro il suo Maestro e contro il suo prossimo, contro Dio e contro il gregge di Dio. Mi fido di voi. Non fate che al mio dolore, che è tanto, si unisca altro dolore che da voi mi venga”.

22 S.Maria Regina[…]Sta per cambiare la posizione della donna rispetto alle consuetudini come rispetto a tante altre cose. E giusto sarà, perché come Io per gli uomini tutti, così una Donna per le donne in special modo otterrà grazia e redenzione “. “Una donna e come vuoi che redima una donna?”, ride Giuda di Keriot. “In verità ti dico che Essa sta già redimendo, Sai tu cosa è redimere?”. “Certo che lo so! E’ levare dal peccato”. “Si. Ma levare dal peccato non servirebbe molto, perché l’Avversario è eterno e tornerebbe ad insidiare. Ma dal Giardino terrestre una voce è venuta, la Voce di Dio, dicendo: – Io porrò inimicizia fra te e la Donna…. Ella ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno. – Non più che un’insidia, perché la Donna avrà, ha in sé, ciò che vince l’avversario. E redime perciò da quando è Redenzione in atto, sebben celata. Ma presto uscirà al cospetto del mondo, e le donne si fortificheranno in Lei”.

(Gesù parla ai suoi davanti ad un paese distrutto) […] Qui era una città, non grande, ma bella, Fatta più di case signorili che di case umili. E di ricchi questi campi steriliti coperti di rovi, di logli, di ortiche… Allora erano pingui frutteti e campi pieni di messi. E le case erano belle, allora, con giardini pieni di fiori, e pozzi, e fontane nelle quali si bagnavano i colombi e giocavano i fanciulli. Erano felici tutti gli abitanti di questo luogo, e la felicità non li fece giusti. Dimenticarono il Signore e le sue parole… Ed ecco! Non più case, non più fiori, non più fonti, né messi, né frutti. Non restano che i colombi e non più felici come un tempo, ecco che in luogo del grano biondo e del comino, di cui erano ghiotti e sazi un tempo, ora battagliano per avere un poco di vecce scabre, di logli amari. E festa è se trovano ancora una spiga di orzo rinata fra le spine!…

E guardando non vedo più eppure i colombi… Ma volti e volti… Dei quali molti non ancor nati… e vedo rovine e rovine, e rovi e lambrusca, e vecce selvatiche coprire terre della Patria… E tutto questo perché non si è voluto accogliere il Signore. […] essi non hanno voluto ascoltare. No. Non hanno voluto, e il Signore non può trovare riposo fra il suo popolo.

[…] Misero Israele! Così come questi campi, nei quali persiste soltanto l’arida veccia e l’amaro loglio e non c’è più grano, così sarà Israele, e la Terra che non volle il Signore non avrà pane per i suoi figli, e i figli che non vollero accogliere lo stanco, percossi, inselvatichiti, come galeotti al remo, schiavi di quelli che sprezzano come inferiori, andranno. Dio veramente trebbierà il popolo superbo sotto il peso della sua giustizia e lo strozzerà con la maciulla del suo giudizio… Ecco ciò che vedo in queste rovine. Rovine! Rovine! A settentrione, a mezzogiorno, a oriente e occidente, e soprattutto al centro, nel cuore dove in fossa putrida sarà mutata la città colpevole…”

[…] Il popolo di Dio soffre perché ha abbandonato la Sapienza.

Come potete possedere prudenza, forza, intelligenza, come potete neppur sapere dove si trovano, per poter conseguentemente sapere le cose minori, se non state più ad abbeverarvi alle fonti della Sapienza? Il suo Regno non è di questa Terra, ma la misericordia di Dio ne concede la fonte. Essa è in Dio. E’ Dio stesso, Ma Dio apre il suo seno perché essa scenda a voi.nozze

[…] per salire al cielo con lo spirito e comprendere le lezioni della Sapienza, occorre uno spirito umile, ubbidiente e soprattutto tutto amore, essendochè la Sapienza parla il suo linguaggio, ossia parla il linguaggio dell’amore, essendo essa Amore. Per conoscere i suoi sentieri ci vuole uno sguardo limpido e umile, libero dalla concupiscenza triplice. Per possedere la Sapienza occorre comperarla con le monete vive: le virtù.

[…] Una sol cosa è necessaria, o Israele. Possedere la Sapienza. A costo anche della vita. Perché la vita non è la cosa più preziosa. E meglio vale perdere cento vite a perdere la propria anima”.

(Un giovane a Gesù) […] ascoltando Te mi pare facile e decido di venire, dopo, pensandoci e, peggio, chiedendo a questo e a quello, mi par troppo difficile”.   “Io ti dico come ciò avviene: è un’insidia del demonio per impedire che tu venga. Ti impaura con dei fantasmi, ti confonde, ti fa chiedere a chi come te ha bisogno di luce… perché non sei venuto da Me direttamente?” “ […] fra gli apostoli ce ne sono alcuni che… fanno paura ad un povero uomo come io sono. Uno mi ha detto con un riso non buono: – Tu vuoi divenire perfetto? Non lo siamo noi che siamo i suoi apostoli, e vuoi esserlo tu? E’ impossibile . – Se non avessero parlato gli altri sarei fuggito sconfortato. Ma tento l’ultima prova… e se anche Tu mi dirai che è impossibile…” “Figlio mio, e potrei essere  venuto a proporre cose impossibili agli uomini? Chi pensi tu che sia stato a metterti in cuore abbraccio5questo desiderio di divenire perfetto? Il tuo stesso cuore?” “No, Signore. Io penso che sia stato Tu con le tue parole”. “Non sei lontano dal vero. […] Ora rifletti: se Dio, che sa le capacità degli uomini, dice loro: – Venite a Me. Siate perfetti -, segno è che sa che l’uomo, volendolo, lo può divenire. E’ voce antica. E’ risuonata la prima volta ad Abramo come una rivelazione, un comando, un invito: – Io sono l’Iddio onnipotente. Cammina alla mia presenza. Sii perfetto”.  […] Chi cammina nella vita, convinto di farlo sotto lo sguardo di Dio, non compie male azioni. Di conseguenza si mette nella condizione di poter divenire perfetto come Dio invita a divenirlo”.

[…] Il desiderio di perfezione e l’umiltà sono ostacoli a divenire perfetti?” “No, figlio. Il desiderio e l’umiltà non sono ostacoli. Bisogna anzi sforzarsi di averli profondi, ma ordinati. Sono ordinati quando non hanno frette inconsulte, accasciamenti senza ragione, dubbi e sfiducie quali quelle di credere che, data la imperfezione dell’essere, l’uomo non possa divenire perfetto. Tutte le virtù sono necessarie, e lo è un vivo desiderio di giungere alla giustizia”.

[…] qual è la virtù indispensabile?” “E’ la carità. Se amerai sarai santo, perché dall’amore per l’Altissimo e per il prossimo vengono tutte le virtù e tutte le opere buone”.

[…] la santità non è essere soltanto umili, o soltanto prudenti, o soltanto casti e così via. Ma è essere virtuosi.

[…] La santità, che dobbiamo considerare come un mazzo di fiori offerto al Signore, deve essere formata di tutte le virtù. In uno spirito predominerà l’umiltà, in un altro la fortezza, in un altro la fortezza, in un altro la continenza, in un altro la pazienza, in un altro lo spirito di sacrificio o di penitenza, tutte le virtù nate all’ombra della pianta regale e profumatissima dell’amore, i cui fiori predomineranno sempre nel mazzo; ma tutte le virtù compongono la santità”.

[…] “ Non c’è un metodo, figlio mio. Se tu amerai il Signore, Egli ti darà i suoi doni, ossia si comunicherà a te, e allora le virtù, che tu cerchi di far crescere robuste, cresceranno sotto il sole della Grazia”      Dio è aiuto

[…] Non vi è che un Dio. Ma molti non lo conoscono, altri lo conoscono male. Se lo conoscessero bene, sarebbero  tutti fra loro come fratelli e non vi sarebbero soprusi, odi, calunnie, vendette lussurie, furti e omicidi, adulteri e menzogne. Io conosco il vero Dio e sono venuto per farlo conoscere”. 

“Quando Dio è con gli uomini, tutto possono gli uomini contro la sventura, quale che sia il suo nome. Quando Dio all’opposto, non è con gli uomini nulla essi possono contro la sventura.

[…] La condizione necessaria per avere Dio con noi è l’agitarsi per un motivo di giustizia. “Nelle battaglie la vittoria non dipende dal numero ma dall’aiuto che viene dal Cielo”, dice il Maccabeo. In tutte le cose della vita il bene viene non dal censo, dalla potenza o da altra causa, ma dall’aiuto che viene dal Cielo. E viene perché si chiede aiuto per cose buone. “Per le nostre vite e le nostre leggi”, dice ancora il Maccabeo. Ma quando si ricorre a Dio per fine malvagio o impuro, vano è invocare il suo aiuto. Dio non risponderà, o risponderà con castighi in luogo che con benedizioni. Questa verità è troppo dimenticata adesso in Israele. E si vuole Dio in aiuto e lo si invoca per fini non buoni. E non si praticano le virtù, e si osservano i comandamenti non con verità di osservanza. Ossia di essi si fa ciò che può esser visto e lodato dagli uomini. Ma altro è ciò che avviene dietro l’apparenza. Io vengo a dire: siate sinceri nelle vostre azioni perché Dio vede ogni cosa e inutili sono i sacrifici, vane le preghiere se fatte per pura ostentazione di culto mentre il cuore è pieno di peccato, di odio, di desideri malvagi.

tentazioni - duccio[…] coloro che sviano e traviano le coscienze saranno giudicati setto volte sette più severamente dei traviati.

(Le ragioni del dolore salvifico di Gesù) Chi ha guastato lo spirito dell’uomo, voi lo sapete. E’ Satana, il Serpente, l’Avversario, il Nemico, l’Odio. Chiamatelo come volete. Ma perché lo ha guastato? Per una grande invidia: quella di vedere l’uomo destinato al Cielo dal quale egli era stato cacciato. Volle per l’uomo l’esilio che egli aveva avuto. Perché era stato cacciato? Per essersi ribellato a Dio. Voi lo sapete. Ma in che? Nell’ubbidienza. E allora, non è anche necessariamente logico che, a ristabilire l’ordine, che è sempre gioia, non debba essere un’ubbidienza perfetta? Ubbidire è difficile, specie se è in materia grave. Il difficile dà dolore a chi lo compie. Pensate dunque se Io, che sono stato richiesto dall’Amore se volevo riportare il gaudio ai figli di Dio, non debba soffrire infinitamente, per compiere l’ubbidienza al Pensiero di Dio. Io dunque devo soffrire per vincere, per cancellare non uno o mille peccati, ma lo stesso Peccato per eccellenza, che nello spirito angelico di Lucifero, o in quello che animava Adamo, fu e sarà sempre, sino all’ultimo uomo, peccato di disubbidienza a Dio.

volto20Voi uomini dovete ubbidire limitatamente a quel poco – vi pare tanto ma è così poco – che Dio vi richiede. Nella sua giustizia vi chiede solamente ciò che potete dare. Voi, dei voleri di Dio, sapete quel tanto che potete compiere. Ma Io conosco tutto il suo Pensiero, per i grandi e i minuti avvenimenti. A Me Sacrificatore, l’Abramo divino, non risparmia la sua Vittima e il Figlio suo. E’ l’Amore insaziato e offeso che esige riparazione e offerta. E vivessi mille e mille anni, nulla sarebbe stato se ab eterno non avessi detto: “Si” al Padre mio, disponendomi ad ubbidire, e come Dio Figlio e come Uomo, al momento trovato giusto dal Padre mio.

L’ubbidienza è dolore ed è gloria. L’ubbidienza, come lo spirito, non muore mai. In verità vi dico che i veri ubbidienti diverranno dèi, ma dopo una lotta continua contro se stessi, il mondo, Satana. L’ubbidienza è luce. Più si è ubbidienti e più si è luminosi e si vede. L’ubbidienza è pazienza, e più si è ubbidienti più si sopportano le cose e le persone. L’ubbidienza è umiltà, e più si è ubbidienti più si è umili col prossimo nostro. L’ubbidienza è carità perché è un atto di amore, e più si è ubbidienti più gli atti sono numerosi e perfetti. L’ubbidienza è eroicità. E l’eroe dello spirito è il santo, il cittadino dei Cieli, l’uomo divinizzato. Se la carità è la virtù in cui si  ritrova Dio Uno e Trino, l’ubbidienza è la virtù in cui si trova Me, il Maestro vostro.

Fate che il mondo vi riconosca miei discepoli per una ubbidienza assoluta a tutto quanto è santo.

benedizione (2)Ogni uomo può giungere a raggiungere e possedere la Verità, ossia Dio. Quale che sia il punto dal quale parte per giungere ad essa. Quando non ci sia superbia della mente e depravazione della carne, ma sincera ricerca della Verità e della Luce, purezza di scopo e anelito a Dio, una creatura è sicuramente sulla via di Dio”.

In verità vi dico che settanta volte cento l’uomo pecca per sua volontà. E – non lo si considera, ma così è – e non risorge dal peccato perché sfugge dall’esaminarsi e urla la verità che egli non ha voluto meditare, l’uomo soffoca quel grido, […]

Non preoccupiamoci dei frutti che infraciditi cadono dal ramo! Cerchiamo, finché si può, di non farli infracidire con la dolcezza, con la fermezza, col rimprovero e col perdono, con la pazienza e la carità. Poi, quando essi dicono no a Dio e ai fratelli che li vogliono salvare, e si gettano in braccio alla Morte, a Satana, morendo impenitenti, chiniamo il capo e offriamo a Dio il nostro dolore di non averlo potuto fare lieto di quell’anima salvandogliela. Ogni maestro conosce di queste disfatte. E servono esse pure. A tenere mortificato l’orgoglio del maestro d’anime e a provare la sua costanza nel ministero. La disfatta non deve stancare la volontà dell’educatore di spiriti. Ma anzi spronarlo a far più e meglio in avvenire”.

 

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