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MAMMA, ASPETTO UN BAMBINO

MAMMA ASPETTO UN BAMBINO…

Tempo fa vi avevo proposto questa toccante lettera di una bambina dentro la rosanonna-mamma, qualcuno mi ha chiesto cosa è successo, dopo quel tragico giorno,…

Oggi mia figlia mi ha detto: “Mamma, sono in cinta, ma non cercare di convincermi perché ho già preso la mia decisione… ho parlato con L. e mi ha convinta che non possiamo tenerlo, che non siamo in grado di badare nemmeno a noi stessi figuriamoci ad un bambino. Io sto ancora studiando e lui ha un lavoro precario, di vivere con te o con sua madre non se ne parla proprio, siamo ancora giovani per distruggere così il nostro futuro…!”

Stava andando avanti a ruota libera, come se volesse convincere più se stessa che me. Io ero raggelata, in una frazione di secondo penso che mi si fosse raggelato il sangue e non riuscivo a dire una parola, ma le sue entravano nella mia mente come un eco lontano e ho ripensato al mio bambino mai nato a quel bambino che io avevo rifiutato quando avevo poco più della sua età perché mi avevano detto che non era nulla che non era ancora  niente, perché avevo ceduto alla paura…

Piangere-per-sfogarsi“Ma mi stai ad ascoltare?? Hai sentito cosa ti ho detto? Non hai niente da dire? Tanto comunque ho già deciso e ho già anche parlato con il ginecologo, ha detto che ci penserà lui, lui ha capito che per noi sarebbe impossibile tenerlo!”

Poi è crollata, in un pianto liberatorio e io con lei pur senza singhiozzi non vedevo nemmeno più tanto i miei occhi erano pieni di lacrime, ma la mia bocca non si apriva, non riusciva a pronunciare una sola parola fino al momento in cui mi ha detto, cambiando tono: “Aiutami, mamma….”

“Amore mio … asciugati le lacrime e ascoltami tu per un momento. Io non posso in alcun modo forzare la tua volontà, ma posso dirti quale è stata la mia esperienza.”  Lei  mi ha guardata stravolta, in effetti non le avevo mai osato confessare il mio più grande peccato, quello per il quale ora lotto ancora con il mio io per perdonarmi pur sapendo che Dio lo ha fatto con me.  

“Avevo appena avuto te, eri piccola io ero ancora molto giovane e influenzabile nonostante mostrassi un carattere piuttosto forte.  Avevo ricevuto un’offerta di lavoro presso la mia attuale azienda, ma bisognava fare uno stage fuori e dovevo lasciarti per un po’ e vederti solo di sfuggita il fine settimana, ma avevo assoluto bisogno di quel lavoro e l’ho fatto. Tu me l’hai fatta pagare sai… Non volevi più tornare a casa quando sono tornata e nel giro di pochi giorni sono rimasta in cinta di nuovo, l’azienda mi Donna_tristeavrebbe messa a casa, rischiavo di buttare al vento tutti quei sacrifici, tutta la mia vita. Avevo problemi anche con tuo padre che non ne voleva sapere di altre spese in un periodo tanto grigio, avrei voluto andare in chiesa, ma a che scopo visto che sapevo già cosa mi avrebbero detto,.. Con te era stato diverso, non avevo mai dubitato di potercela fare con o senza tuo padre al fianco, ma con questo figlio non me la sono sentita e ho fatto l’errore più grande della mia vita.”

Con mio grande stupore le parlavo con estrema calma, come se stessi descrivendo la storia di qualcun altro. E stranamente la vedevo attenta, forse voleva farmi mille domande, ma taceva con gli occhi ancora bagnati, io le sorridevo e mi sembrava come quando in cielo compare il sole mentre piove.  “Vedi le persone con cui ho parlato, tua nonna per esempio, le amiche, tutti mi dicevano che erano disposti a darmi una mano, che mi avrebbero aiutata, ma la sola cosa che desideravo sentirmi dire era: “Ce la puoi fare!” Strano vero? Quanto ho desiderato che tuo padre mi prendesse le mani e mi dicesse:  “Ce la possiamo fare, così come ce l’abbiamo fatta la prima volta.”  Ma non è stato così. Io mi sentivo coraggiosa, dicevo, non l’ho mai fatto, non sarà nulla mi hanno detto che non è nulla che non è ancora niente, cercavo di mettere a tacere la mia coscienza dicendo a me stessa che non potevo permettermi di perdere il lavoro un’altra volta, perché essendo in prova mi avrebbero subito messo a casa, anche per il tuo bene… ma il dolore che mi lacerava dentro era enorme. Tuo padre mi lasciò in una gravidanzaclinica quella mattina e andò al lavoro pensando che capitavano tutte a lui e quella era l’ennesima bega, mentre io in quella stanza ero l’ultima e fino all’ultimo mentre aspettavo il mio turno dopo aver passato colloqui umilianti e sguardi sprezzanti di medici e infermieri fissavo la porta nella speranza di veder entrare tuo padre che mi portava via, perché da sola non avevo nemmeno la forza di alzarmi in piedi.

Poi è arrivato il mio turno, mi hanno aiutata ad entrare, piangevo come una fontana e tremavo così forte che si sono visti costretti a farmi l’anestesia totale perché era come se sentissi il grido dell’inferno straziarmi le viscere. (sai quando ho sentito la testimonianza di Gloria Polo ho capito che era proprio quel grido) Quando mi sono svegliata era tutto passato, come se non fosse accaduto niente, mi sono detta bene, mi sento splendidamente, non ho più alcun sintomo, allora è andato tutto bene, sono a posto… ma non era così. Continuavo a sentire quel grido anche la notte e non potevo dormire, ero diventata nervosa, cattiva, insofferente, provai ad andare dal confessore e questi non mi diede nemmeno l’assoluzione. Avevo perso la pace, e con essa la voglia di vivere, la gioia, tutto…”

“Ma ne sei uscita, ora non sei più così!” questo mi ha detto! Ti rendi conto? Di nuovo mi è venuto un sorriso per l’ingenuità che ha dimostrato, mi sembrava davvero tornata la mia bambina, quella che allungava il nasino sopra la tavola per vedere cosa preparavo di buono… “ Tesoro mio, da quell’errore non se ne esce senza una grazia di Dio. Ora ti chiedo, se avessi un figlio tra le tue braccia lo affogheresti con le tue mani solo perché pensi di non avere un domani il pane per sfamarlo? O daresti questo compito ad un altro per sentirti più sollevata? Non credo proprio, ma il bambino che porti in grembo è già vivo, ha un cuore che batte e un desiderio di vederti che supera il tuo. Vuoi img_59832davvero macchiarti di un delitto tanto grave? Pensi di essere meno colpevole del talebano che si fa saltare in aria per uccidere gente che nemmeno conosce, quando tu per aver comoda la tua vita uccidi ciò che è parte di te, tuo figlio?”

Pensi sia stata troppo dura? In fin dei conti le ho solo posto innanzi il mio grande dilemma, il mio rimorso eterno che è dato dalla mia colpa. Io confido nella misericordia di Dio e credo fermamente nel suo perdono, ma so che come mi hai detto tu, se si rompe una finestra poi bisogna anche metterci la buona volontà per ripagarla anche se non si avranno mai  i mezzi sufficienti per farlo.Ora non so cosa deciderà di fare, l’ho messa nelle mani del Signore e con lei tutte le ragazze, donne e madri che sono nella stessa condizione. […] 

Questa mamma alla fine ha ceduto alle pressioni della famiglia del suo ragazzo e ha perso il suo bambino. I due ragazzi si sono lasciati e poi riavvicinati, ma la perdita era stata tanto devastante da creare una voragine anche tra loro. La nonna ha subito una seconda volta questa terribile perdita, ha fatto dire una messa per questo bambino mai nato e ora stanno cercando di superare lei e la figlia, insieme a Maria, questa grave situazione. Con l’aiuto della Madonna questa ragazza che sembrava irrimediabilmente compromessa cerca di dare la sua testimonianza e fermare altre ragazze che vorrebbero fare la stessa scelta. Qualche volta ce la fa a dissuaderle, altre volte no, e ogni volta che non ce la fa per lei è come perdere nuovamente il suo bambino. E’ comunque riuscita a formarsi una famiglia, a parlare di questa sua brutta esperienza anche con il marito e questo è stato molto importante per poter lasciare il giusto spazio anche a questo piccolo bimbo mai nato che ora è sempre presente in mezzo a loro in modo più sereno seppur in una cornicetta vuota tra le altre.

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